26 settembre 2018
Aggiornato 00:30

Il presidente della sua campagna confessa: ora Trump è davvero nei guai

Gli sviluppi delle indagini sui rapporti tra la Russia e la campagna elettorale per la Casa bianca preoccupano: Paul Manafort si è dichiarato colpevole in tribunale

WASHINGTON – Paul Manafort, ex presidente della campagna elettorale di Donald Trump, si è dichiarato colpevole in tribunale, oggi, come parte di un accordo con il procuratore speciale Robert Mueller. Accordo che prevede la collaborazione di Manafort nelle indagini sulla presunta collusione tra la campagna di Trump e la Russia per influenzare il voto delle presidenziali 2016. Davanti al tribunale distrettuale di Washington, Manafort si è dichiarato colpevole di due capi d’accusa: intralcio alla giustizia e complotto. In cambio, i procuratori hanno fatto cadere le altre cinque accuse, che riguardavano il riciclaggio di denaro e la violazione della legge sulle attività di lobbying.

Timori crescenti
Manafort, dichiarato colpevole lo scorso mese di frode fiscale e bancaria, avrebbe dovuto affrontare un secondo processo per sette capi d’accusa, relativi al suo lavoro di consulente politico in Ucraina. L’accordo rappresenta un colpo preoccupante per il presidente Donald Trump, che finora aveva lodato la volontà di Manafort, al contrario di altri, di non dichiararsi colpevole e, parlando con i suoi avvocati, il presidente aveva anche ipotizzato di concedergli la grazia. Naturalmente, non è chiaro quali informazioni possa fornire, risultando utili per le indagini di Mueller, ma Manafort ha ricoperto diversi ruoli nella campagna elettorale di Trump ed era presente al famoso incontro alla Trump Tower con un’avvocata russa, da cui gli uomini dell’attuale presidente si aspettavano di ricevere informazioni compromettenti sulla rivale per le presidenziali, la democratica Hillary Clinton.

Effetto domino
Manafort è così diventato il quinto membro dello staff di Trump a dichiararsi colpevole, in relazione alle indagini di Mueller. Manafort già rischia una condanna tra gli 8 e i 10 anni e il secondo processo avrebbe probabilmente appesantito la sua pena detentiva. L’accordo prevede anche la confisca di quattro case dal valore multimilionario e dei fondi di diversi conti bancari. Prima di lui, si sono dichiarati colpevoli, accettando di collaborare: l’ex avvocato personale di Trump, Michael Cohen; l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn; l’ex vicepresidente della campagna elettorale, Rick Gates; George Papadopoulos, ex consigliere per gli esteri. Manafort aveva ripetutamente dichiarato che non avrebbe collaborato, ma deve aver rivisto la sua posizione dopo la prima condanna. Il caso Manafort «non ha assolutamente nulla a che vedere» con il presidente Donald Trump: questo il primo commento della Casa Bianca.