16 dicembre 2019
Aggiornato 03:30
Immigrazione

«Benvenuti a casa vostra»: è finita a Valencia l'odissea dei migranti dell'Aquarius

I 630 immigrati sono stati accolti dalla scritta tradotta in valenciano, inglese, francese e arabo. Manca l'italiano in segno di protesta

SPAGNA - Un cartello con la scritta «Benvenuti a casa vostra» ha accolto i 630 migranti giunti a Valencia a bordo di Aquarius e delle due navi militari italiane. La scritta è in valenciano, spagnolo, inglese, francese e arabo; manca l'italiano, forse in segno di 'protesta' verso la decisione del ministro Salvini di non concedere lo sbarco della nave di Sos Méditerranée e Medici Senza Frontiere sulle coste italiane. Sono le 11 in punto quando dalle acque del porto di Valencia si cominciano a sentire applausi e canti. La nave Aquarius sta facendo il suo ingresso al porto della città spagnola, al Molo numero 1. Centosei migranti a bordo, alcuni sono in poppa per vedere con i propri occhi l'attracco al porto. E finalmente, dopo nove giorni di navigazione e 1.400 chilometri percorsi dalle coste italiane, possono ora toccare terra. Un elicottero sorvola l'area, qualche gommone della 'Guardia Civil' scorta Aquarius, imbarcazione di Sos Méditerranée e Medici Senza Frontiere entrata nel vortice delle polemiche politiche in seguito alla decisione del ministro dell'Interno Matteo Salvini di negare lo sbarco di una nave Ong nei porti italiani. Aquarius é arrivata al porto di Valencia tre ore dopo la nave Dattilo, della Guardia Costiera, con a bordo 274 migranti. Ultima ad attraccare, con a bordo 240 migranti, la nave Orione della Marina Militare

La festa nel porto di Valencia
L'arrivo delle tre imbarcazioni è stato accolto da oltre 600 giornalisti (evento straordinario per la Spagna), e mille operatori della Croce Rossa spagnola. Nella banchina di approdo sono stati allestiti due tendoni per il primo soccorso. I migranti vengono fatti scendere a gruppetti di cinque o sei, poi ricevono la prima assistenza, e infine vengono trasferiti chi in ospedale, chi nei centri di accoglienza. I minori saranno trasferiti al centro per i minori di Alicante. Inevitabili, però, le polemiche con in prima fila Medici Senza Frontiere che chiede di fermare le strumentalizzazioni politiche sulla pelle delle vite umane.

Aquarius, la rabbia di Medici Senza Frontiere
Stop alla strumentalizzazione sulla pelle delle vite umane. La denuncia arriva da Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere Italia. «Medici Senza Frontiere è sulla nave Aquarius, in collaborazione con Sos Méditerranée, oramai dal 2015. Siamo andati in mare ha spiegato - perché dopo Mare Nostrum ci sono stati 1.200 morti in poche settimane. Siamo andati in mare per rispondere a un bisogno dettato dal fatto che le navi che c'erano non riuscivano a coprire tutti i bisogni di salvataggi». Tutto in collaborazione con la guardia costiera italiana. Cosa succederà adesso? «Noi torneremo in mare perché questo bisogno rimane e torneremo in mare sempre coordinati dalla Guardia Costiera italiana. La cosa che ci stupisce - ha aggiunto - è che ci troviamo di fronte a una disputa politica quando noi siamo operatori umanitari e per noi la vita umana deve rimanere al di sopra di qualsiasi discussione politica. Ci stupiamo anche perché siamo i primi tre anni fa ad avere rinunciato ai finanziamenti della Comunità europea, perché non siamo d'accordo con le politiche europee sulla migrazione. Trovarci ad essere il target di questa disputa ci stupisce e ci fa arrabbiare».

«Salvini strumentale e vizioso»
Rispondendo a Salvini, che nega l'accesso delle Ong alle coste italiane, MSF chiarisce: «E' strumentale e vizioso perché siamo coordinati dalla Guardia costiera italiana. Sull'Aquarius abbiamo trasbordato più di 400 persone dalle navi della guardia costiera alle nostre. È un po' fazioso dire che le navi militari possono attraccare e quelle delle Ong no, perché c'è comunque un coordinamento. E' una strumentalizzazione che ci lascia perplessi e le vite umane sono messe in secondo piano». Poi la richiesta all'Europa: «Chiediamo all'Europa una solidarietà che inizi al momento dello sbarco, che segue una logica di diritto internazionale, del porto più sicuro e più vicino. Le vite umane devono rimanere al di sopra di qualunque gioco politico e la solidarietà europea deve essere al momento dell'accoglienza, dopo che sono sbarcati, dopo che li abbiamo salvati, vanno accolti».