26 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
Elezioni Corsica

Corsica, stravincono i nazionalisti: ecco le 4 cose che vogliono da Parigi

I nazionalisti in Corsica hanno stravinto le elezioni amministrative e ora chiedono di avviare negoziati sui dossier più importanti

BASTIA - I nazionalisti in Corsica hanno stravinto le elezioni amministrative e, con in mano le chiavi della nuova "collettività territoriale unica" chiedono ora al governo di "fare bene i conti" e avviare negoziati sui dossier che più stanno loro a cuore. I grandi vincenti del voto, che al secondo turno ieri ha assegnato il 56,5% dei suffragi ai nazionalisti, sono Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni, leader della coalizione autonomista "Pe' a Corsica" (Per la Corsica). "Parigi oggi deve fare bene i conti con quello che accade in Corsica," ha commentato il capolista Simeoni dopo il voto, caratterizzato anche da un forte tasso di astensionismo (47,5%). Il premier francese Edouard Philippe gli ha risposto qualche ora più tardi, consegnandogli al telefono le "congratulazioni repubblicane" e dicendosi pronto a riceverlo a Parigi "subito dopo l'insediamento della nuova collettività", come ha fatto trapelare l'entourage del capo dell'esecutivo. Il ministro dell'Interno Gérard Collomb ha voluto a sua volta assicurare "ai nuovi eletti la disponibilità del governo affinché, in uno spirito di ascolto, dialogo e mutuo rispetto, si accompagni la creazione della nuova collettività e si risponda ai numerosi bisogni espressi dai corsi in occasione del voto". I nazionalisti inanellano successi elettorali dall'elezione di Simeoni a sindaco di Bastia nel 2014, l'anno in cui il Fronte nazionale di liberazione corso (FLNC) ha deposto le armi, mettendo fine a decenni di violenze.

"Soluzione politica pacifica e durevole"
Lo scambio tra il capo del governo e l'uomo forte dell'isola si è spinto oltre, ha poi precisato Simeoni alla stampa: "Gli ho detto che, al di là delle gentilezza protocollare, ci aspettiamo e speriamo in un vero dialogo con lo Stato e che mai ci sono state condizioni così favorevoli per arrivare a una soluzione politica della questione corsa in modo pacifico e durevole». Jean-Guy Talamoni, presidente indipendentista dell'assemblea corsa che nel 2016 aveva suscitato clamore definendo la Francia "un Paese amico" ha a sua volta chiesto a Parigi di "aprire molto rapidamente negoziati" e ha minacciato di organizzare "manifestazioni popolari" e di fare "il giro delle capitali europee" in caso di "negazione della democrazia".  La vittoria dei nazionalisti ha fatto scattare manifestazioni di gioia nelle grandi città corse: ancora prima della proclamazione ufficiale dei risultati, i sostenitori di Pè a Corsica hanno portato in trionfo sulle loro spalle Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni, che erano arrivati a Bastia per assistero allo spoglio.

Le 4 rivendicazioni chiave
Se la questione indipendenza non figura, almeno per ora, al centro delle aspettative dei nazionalisti ci sono quattro rivendicazioni chiave: autonomia rafforzata, amnistia per i "prigionieri politici", status di co-ufficalità per la lingua corsa e riconoscimento di uno "statuto di residente" che permetta di contrastare le speculazioni immobiliari e relativi costi stellari per l'acquisto di case.

63 seggi
La lista Pè a Corsica avrà un'ampia maggioranza dei 63 seggi della nuova assemblea territoriale, che rimpiazzerà dal primo gennaio i due consigli di dipartimento e l'attuale collettività territoriale. I nazionalisti occuperanno anche gli 11 seggi del consiglio esecutivo, che è "il mini-governo dell'isola. Le altre tre liste che concorrevano al secondo turno sono arrivate di gran lunga dietro Pè Corsica: la destra regionalista di Jean-Martin Mondoloni ha ottenuto il 18,29% dei voti, il partito di Macron, La République en Marche guidata da Jean-Charles Orsucci ha raccolto il 12,67% e la lista sostenuta dai repubblicani con la regia di Valérie Bozzi il 12,57%. Non hanno partecipato né il partito Socialista né il Prg (Partito radicale di Sinistra).