19 agosto 2019
Aggiornato 01:30
Civili contro civili

Come in Bosnia nel 1992: lo scontro di civiltà trascina l'Europa nella guerra civile a bassa intensità

Cosa sta accadendo nelle nostre metropoli che hanno ricevuto, come in guerra, la consegna dell’ottimismo e del sorriso? Stanno cominciando a manifestarsi i primi segnali della guerra civile di tipo balcanico. Un processo che in Europa dovremmo conoscere molto bene

BARCELLONA - Viene definita «psicosi terrorismo»: ovvero la percezione diffusa che porta un numero non precisato di persone a vivere una quotidianità connotata dalla paura. E in taluni momenti di forte stress dal ben più insidioso panico. Ne abbiamo avuto violenta prova in Italia, a Torino, dove oltre mille e cinquecento persone sono rimaste ferite durante la finale di Champions League. E una donna è deceduta. Al di là delle responsabilità materiale di chi ha organizzato la serata, che prima o poi dovranno emergere, è un dato di fatto che nelle nostre menti è entrata la guerra. Se lo scoppio di un petardo, per altro nemmeno provato al momento, scatena il panico incontrollato della folla, significa che nel nostro orizzonte percettivo si muove lo spettro del nemico alle porte. Un retaggio antico, profondo, che genera due tipi di reazione:  la depressione latente nella massa, unita ad un voglia di vendetta nella minoranza. Per ovviare a questi comportamenti i governi invitano caldamente a guardare avanti, a recuperare l’orgoglio e la speranza, per altro esponendo la popolazione a ulteriore pericolo. Un serpente che si morde la coda: è il paradosso dell’ottimismo in un regime di terrore. Questo perché in una società che ha come perno economico il teriziario avanzato, con fuoco su turismo e intrattenimento, è indispensabile mantenere attrattive le città. 

La consegna della spensieratezza
Ma cosa sta accadendo nelle nostre metropoli che hanno ricevuto, come in guerra, la consegna dell’ottimismo e del sorriso? Stanno cominciando a manifestarsi i primi segnali della guerra civile di tipo balcanico? Un processo che in Europa dovremmo conoscere molto bene, visto che siamo stati testimoni della deflagrazione jugoslava solo venti anni fa. La folle corsa di qualche settimana fa dell’uomo londinese, un normale padre di famiglia, che con un furgone ha tentato di falciare quanti più islamici possibile, è un segnale molto chiaro in tal senso. La perdita di fiducia verso le istituzioni, nonché il reiterarsi di attacchi terroristici nei luoghi della quotidianità - si veda quanto accaduto ieri nel cuore di Barcellona, per eccellenza la città del divertimento e del turismo -, compongono un binomio esplosivo, che porta i singoli ad armarsi e a cercare giustizia autonomamente. Scriveva ne "Lo scontro delle civiltà" Samuel P. Huntington, nel 1996:« La mia ipotesi è che la fonte di conflitto fondamentale nel nuovo mondo in cui viviamo non sarà sostanzialmente né ideologica né economica. Le grandi divisioni dell'umanità e la fonte di conflitto principale saranno legate alla cultura. Gli Stati nazionali rimarranno gli attori principali nel contesto mondiale, ma i conflitti più importanti avranno luogo tra nazioni e gruppi di diverse civiltà. Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale. Le linee di faglia tra le civiltà saranno le linee sulle quali si consumeranno le battaglie del futuro». Il gigante gallese, un uomo di 47 anni, che ha deciso di farsi giustizia da solo rientra ampiamente in questo schema distopico: è stato condannato dalle istituzioni britanniche, ma sui social network la reazione non è stata altrettanto granitica: anzi, ha raccolto molteplici attestazioni di solidarietà ed entusiasmo. Un segnale inquietante.

La guerra di Bosnia, un'integrazione mai avvenuta davvero
La guerra di Bosnia esplose esattamente con queste dinamiche: un’integrazione mai avvenuta, nonostante il passar dei secoli, deflagrata in virtù di tante piccole scaramucce che hanno riempito il vaso dell’odio, già colmo da molto tempo. Appena lo stato jugoslavo crollò, esplose l'odio spicciolo che attraverso tanti piccoli e microscopici rivoli diede vita al torrente della guerra. Ma, come ricordava uno dei massimi esperti della guerra dei Balcani, il compianto Luca Rastello, lo scontro di civiltà, la guerra in casa e per casa, era in realtà un effetto, e non la causa. L'effetto di spregiudicata deriva retorica voluta da pezzi deviati della politica. Quella guerra fu certamente combattuta in un primo momento senza eserciti regolari, prevalentemente con l’utilizzo del terrore come arma di distruzione di massa. Si trasformò i qualcosa di immensamente più grande rispetto la fase iniziale, connotata da piccoli gesti di vendetta reciproca. Scontri tra vicini di casa, serbi contro bosniaci su base etnica, religiosa, culturale. In definitiva, oggi in Spagna, Gran Bretagna, o in Francia, ma anche da noi, come ieri nella ex Jogoslavia, gli odi repressi altro non sono che bombe innescate che qualcuno - chi, perché, come non si sa - decide di far detonare. Qualcuno che sa quanto il processo di integrazione sia stato fallimentare, bomba a orologeria piazzata nel cuore dell'Europa.

Parigi, Londra e oltre
Non solo quanto accaduto a Barcellona, Nizza, Londra, Parigi e gli altri porta a quel ricordo: ma in generale l’acuirsi di attacchi terroristici solitari dà l'impressione di un meccanismo psicologico innescato, che non può più essere fermato. In questo caso, l’effetto amplificazione dei media funziona da carburante per quell’immensa massa di esclusi che passano le giornate a nutrirsi di odio e rivalsa sociale. E purtroppo la situazione appare senza soluzione per molte ragioni, in primis le dinamiche economiche che impediscono standard di sicurezza elevati. Se si vuole fare dei grandi eventi non è possibile barricare piazze e stadi coni poliziotti. Questo è il fine ultimo di chi finanzia l’Isis: portare la guerra civile dentro le nostre città, singoli cittadini che esasperati da mille fattori, non ultimi quelli economici, decidono di imbracciare un fucile e scaraventarsi con un furgone contro i loro nemici. Deve far riflettere proprio questo ultimo elemento: l’uomo gallese che ha tentato di fare un strage di musulmani ha usato la stessa tecnica dei terroristi che si sono scagliati sulla folla a Barcellona, ma anche a Nizza, Berlino e Londra. Significa, al di là di ogni ragionevole dubbio, che siamo finiti dentro una dimensione di vendetta biblica molto simile alla legge del taglione. Indubbiamente vi saranno diversi che troveranno ampia giustificazione in tutto ciò, anche a livello etico. Ma la meta di un percorso simile, al di là dello spirito di vendetta immediatamente soddisfatto, è la spirale balcanica di cui siamo stati testimoni. Per questa ragione le istituzioni devono iniziare seriamente a combattere il terrorismo, nelle nostre città e soprattutto dove si annidano i centri di comando militare. Vi è la sensazione che non si tratti più di uomini e donne manipolati da servizi deviati o poteri oscuri: bensì di uomini e donne normali.