22 luglio 2019
Aggiornato 03:30
Il capo della comunicazione di Trump si dimette

Russiagate, Flynn accetta di consegnare documenti al Senato

Per Donald Trump gli 'scossoni' dell'inchiesta sul Russiagate non sono ancora finite, al punto che, mentre Michael Flynn accetta di consegnare la documentazione al Senato, il capo della comunicazione si dimette

WASHINGTON - Lo scandalo sul «Russiagate», l'inchiesta sui presunti rapporti tra il team di Donald Trump e la Russia di Vladimir Putin, non accenna a placarsi. Tutt'altro: perché, nelle ultime ore, l'ex consigliere per la Sicurezza nazionale del Presidente americano, Mike Flynn, ha acconsentito a consegnare alcuni dei documenti richiesti dalla commissione intelligence del Senato nell'ambito dell'inchiesta in corso. Lo ha scritto il Wall Street Journal, precisando che si tratta principalmente di documenti relativi alle aziende di Flynn. La commissione del Senato aveva emesso un mandato di consegna, che Flynn in un primo momento si era detto non disposto a rispettare.

Ex addetto stampa di Trump coinvolto
L'inchiesta è arrivata a coinvolgere anche un ex addetto stampa della Casa Bianca di Trump, Boris Epshteyn. Lo stesso Epshteyn ha confermato alla Abc di aver ricevuto richiesta di informazioni e di testimonianza da parte della commissione Intelligence della Camera, che guida uno dei filoni dell'inchiesta. L'ex collaboratore di Trump, 34enne di origini russe, ha fatto parte del gruppo di addetti stampa alla Casa Bianca fino allo scorso marzo, quando si e' dimesso.

Dimissioni per il capo della comunicazione
Per Donald Trump, reduce da un viaggio che lo ha portato in Oriente e in Europa e che, politicamente parlando, si è tradotto in un successo, si tratta di un passaggio critico. Anche il tutto giunge all'indomani dall'ennesimo scossone nello staff del capo della Casa Bianca. Il responsabile della comunicazione, Mike Dubke, ha infatti formalizzato le proprie dimissioni già avanzate il 18 maggio e poi accantonate per permettere di coprire il primo viaggio all'estero del presidente. Ufficialmente la decisione è dovuta a «motivi personali», ma secondo quanto trapelato sarebbe pesata la difficoltà di gestire l'immagine di un Presidente tanto «politicamente scorretto» e tanto «scomodo». Resta in bilico invece il portavoce Sean Spicer, già protagonista di diversegaffe: per lui si ridurrà il numero dei briefing  mentre la sua vice, Sara Sanders, potrebbe assumere un ruolo più centrale.