15 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
I sondaggi danno la democratica in testa

Usa 2016, New York Times pubblica la lista delle persone offese da Trump. Clinton in vantaggio

A due settimane dal voto, Hillary Clinto ha, dalla sua, i sondaggi e i media. Non a caso, il NYTimes ha pubblicato l'elenco delle persone offese da Trump

Il candidato repubblicano Donald Trump.
Il candidato repubblicano Donald Trump. Shutterstock

NEW YORK - L'8 nnovembre si avvicina, e gli Stati Uniti sono sempre più in fibrillazione, mentre la sfida tra i due candidati alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Donald Trump, si prepara a un finale «col botto». Dei due, la candidata democratica pare avere dalla sua sia i sondaggi, sia il supporto dei media. Che in massa, in un endorsement a catena senza precedenti nella storia delle elezioni Usa, si sono esplicitamente schierati con lei.

La trovata del NYTimes
Non a caso, il New York Times ha pubblicato a pagina 10 e 11 della sua edizione del lunedì la raccolta di «tutte le persone, i luoghi e le cose che Donald Trump ha insultato su Twitter dall'inizio della sua campagna elettorale». Per il quotidiano di New York infatti il candidato repubblicano ha reso l'insulto e l'attacco parte della sua dialettica politica, come non era mai avvenuto prima.

Hillary e i rivali delle primarie
Al primo posto (da maggio) c'è Hillary Clinton che sul quotidiano cartaceo appare in quasi due intere colonne piene di imprecazioni: corrotta (crooked), è la parola più usata, ma anche «dovrebbe essere in galera», ricorre diverse volte. Altre parole ricorrenti sono «bugiarda e bugie». Prima di Clinton - che da maggio è diventata chiaramente la sua sfidante - Jeb Bush, Marco Rubio e Ted Cruz, suoi sfidanti alle primarie, dal settembre 2015 fino all'aprile 2016 sono stati presi di mira in modo costante.

Media
Negli ultimi mesi al secondo posto ci sono il New York Times («disgustoso e disonesto»), i principali media accusati di stare dalla parte di Hillary Clinton, e infine Cnn. Anche Fox New all'inizio della campagna elettorale è stata attaccata, insieme alla sua anchor, Megyn Kelly, con la quale il miliardario ha avuto diversi scontri a distanza.

Per Trump i sondaggi sono fasulli
Quanto ai sondaggi, questi attestano il vantaggio di Hillary Clinton. A due settimane dall'Election Day, Hillary Clinton e Donald Trump vogliono la stessa cosa: che gli elettori si riversino in massa alle urne per votare. Ma i due candidati alle elezioni presidenziali sono separati dalle loro personali prospettive di vittoria. La candidata democratica, forte anche dell'endorsement del settimanale «New Yorker», crede di avere la vittoria in tasca ma il rivale repubblicano sostiene che è lui ad averla ormai conquistata. Poco importa se i sondaggi danno ragione a lei e non a lui. Non a caso il miliardario è tornato ad accusare i media di pubblicizzare «sondaggi fasulli» creati - è la sua tesi - dai democratici. Per carità, l'affidibilità dei sondaggi in una campagna elettorale improbabile e inattesa va presa con le pinze. E questo vale in generale non solo in Usa; la sorpresa Brexit lo dimostra. Ma stando alla media di una rilevazione nazionale calcolata da Real Clear Politics, è Clinton ad essere in vantaggio del 6,1%.

Dati diversi tra loro
Va detto però che i sondaggi sono molto diversi tra di loro. E non è un caso che Trump citi quelli in suo favore come Rasmussen Reports e Investors Business Daily/TechnoMetrica Market Intelligence. Secondo il magnate immobiliare, sono i «più accurati». Il primo lo dà in testa per due punti e il secondo mostra un testa a testa. ABC News invece vede Clinton davanti con un distacco del 12%, il doppio della media.  «Quello che fanno è mostrare questi sondaggi fasulli in cui il peso dei democratici è notevole», ha detto Trump dalla Florida, dove le urne sono aperte. «Poi fanno un sondaggio dove non stiamo vincendo e tutti dicono: 'Oh, non stanno vincendo'. La verità è che stiamo vincendo», ha aggiunto.

Per Trump il sistema è corrotto
Insomma, per Trump il sistema intero continua a essere corrotto. Con lui è d'accordo Elizabeth Warren, senatrice democratica del Massachusetts famosa per le sue posizioni anti-Wall Street, che però usa la tesi di Trump per attaccarlo. Facendo campagna elettorale in New Hampshire a favore di Clinton, che là è in netto vantaggio, Warren ha detto: «Lasciatemi essere chiara: il sistema è sì corrotto, ma da persone come Trump». All'uomo travolto dalle polemiche per i suoi commenti sessisti immortalati in un video del 2005, Warren ha detto, citando un aggettivo da lui usato contro la rivale nel terzo e ultimo dibattito presidenziale: «Le donne cattive sono dure, sono smart e votano». Come a dire, stai attento perché il gentil sesso si esprimerà contro di te.

Dove Hillary è in vantaggio
L'ex segretario di Stato ha fatto passi avanti in vari swing state come la Florida e il North Carolina, dove la sfida con Trump è serrata. Clinton ha mantenuto il suo vantaggio in Pennsylvania ed è riuscita a recuperate terreno in Ohio, dove Trump ha quasi cancellato il suo primato laddove era riuscito a fare leva sugli elettori bianchi. E se il candidato del Gop sembra dare per scontata la sua vittoria in Stati repubblicani come la Georgia e il Missouri, l'ex first lady è riuscita a portarsi in leggero vantaggio in Arizona, uno Stato che ha votato a favore di un democratico solo una volta da Harry Truman nel 1948 (per Bill Clinton nel 1996). Non a caso la campagna di Clinton ha deciso di investire in quel territorio due milioni di dollari in pubblicità e vi ha inviato la first lady Michelle Obama.

Trump rischia addirittura in Texas
Persino in Texas - dove il giornale di riferimento, il Dallas Morning News, si è schierato con la candidata democratica rompendo una tradizione che andava avanti da oltre 75 anni - Trump ha visto assottigliarsi il suo vantaggio a solo un 4,8%. Si tratta di un numero basso rispetto al 12% con cui John McCain si era aggiudicato lo Stato a scapito di Barack Obama nel 2008 e al 16% con cui Mitt Romney aveva stracciato lo stesso Obama quattro anni dopo. 

L'appello di Hillary al voto
Mentre il partito repubblicano teme di perdere il controllo del Senato e una netta maggioranza alla Camera, quello democratico sembra concentrarsi proprio sulla riconquista del Senato lasciando che Trump si distrugga con le sue stesse parole e commenti controversi. «Gli americani guardano a cosa c'è in gioco e giungono alla conclusione che tutti devono fare qualcosa e andare a votare», ha detto oggi Clinton. «Oltre 200 milioni di persone sono registrate per votare; sono inclusi oltre 50 milioni di giovani, un numero senza precedenti», ha precisato rigettando nuovamente l'odio e le divisioni promosse da Trump. Warren ha invitato i sostenitori di Clinton a fare due cose: «Votare e fare volontariato andando a bussare alle porte e facendo telefonate» in favore di Clinton. «Se avete tempo, fatelo. Useremo bene il vostro tempo. Fate questo investimento nella democrazia». Perché, per citare lo stesso Obama, è proprio la democrazia in gioco. E magari l'attendibilità dei sondaggi.