15 dicembre 2019
Aggiornato 23:00
Per irregolarità nelle attività e nella gestione dei fondi

Usa 2016, la procura di New York apre un'inchiesta sulla fondazione Trump

Un candidato alle presidenziali Usa nel mirino della giustizia (e atteso al varco dell'opinione pubblica) per la propria fondazione. No, questa volta non stiamo parlando di Hillary Clinton.

Il candidato repubblicano alle presidenziali americane Donald Trump.
Il candidato repubblicano alle presidenziali americane Donald Trump. Shutterstock

WASHINGTON - Un candidato alle presidenziali Usa nel mirino della giustizia (e atteso al varco dell'opinione pubblica) per la propria fondazione. No, non stiamo parlando di Hillary Clinton. Che pure di guai per la fondazione di famiglia ne ha passati parecchi: molti contestano alla candidata un rapporto controverso con l'organizzazione, per la mediazione della quale (per dirne soltanto una) si sospetta che Hillary riceva finanziamenti da Stati come l'Arabia Saudita (cosa che invece sarebbe proibita). In questo caso, però, stiamo parlando di Donald Trump. Perché il procuratore generale dello stato di New York, Eric Schneiderman, ha annunciato di aver aperto un'inchiesta sulla fondazione del candidato repubblicano per attività «inappropriate» dell'ente benefico.

Timori di irregolarità
«Il mio interesse nella questione riguarda la mia responsabilità di autorità di controllo del non-profit nello stato di New York - ha spiegato Schneiderman alla CNN -. Temiamo che la Trump Foundation sia coinvolta in irregolarità da questo punto di vista».

Non il primo scandalo
La Trump Foundation non è nuova agli scandali, tra cui quello denunciato dal Washington Post secondo cui lo stesso candidato non avrebbe donato alla sua stessa Fondazione neanche un centesimo dal 2008. Il Post inoltre ha rilevato altre irregolarità, tra cui il fatto che Trump abbia speso più di 20mila dollari, che erano stati destinati a scopi benefici, per acquistare un suo ritratto a dimensione naturale.

Una donazione sospetta
Sotto la lente di ingrandimento anche una donazione di 25mila dollari fatta a un gruppo legato al procuratore generale della Florida Pam Bondi nel 2013, proprio nel periodo in cui Bondi stava considerando l'ipotesi di unirsi all'indagine di Schneiderman sui casi di frode alla Trump University. «Dopo aver ricevuto questi fondi, la signora Bondi non ha portato avanti le indagini sugli affari di Trump. Questi fatti indicano che i pagamenti possono aver avuto avuto un'influenza sulle decisioni ufficiali della signora Bondi di non partecipare al contenzioso contro Trump», si legge in una lettera aperta dei deputati Democratici.

L'attacco di Trump
La risposta del candidato non si è fatta attendere: Trump ha accusato il procuratore generale di essere «una nullità», insinuando che Schneiderman stia cercando di estorcergli soldi attraverso azioni legali. «Questa indagine non è altro che una mossa politica della sinistra per distogliere l’attenzione dalla terribile settimana della corrotta Hillary Clinton», ha replicato Jason Miller, consigliere della campagna elettorale.

La lettera dei democratici
Dal canto loro, i democratici non si sono lasciati sfuggire l'occasione, e dalla commissione giustizia della Camera è partita una lettera che chiedeva al ministro di Giustizia Loretta Lynch di indagare sulla donazione diretta a Pam Bondi, spiegando in una lettera che «quel denaro potrebbe aver influenzato la decisione finale» del procuratore generale della Florida. Nella lettera è riportato anche un commento fatto a gennaio da Trump durante un comizio in Iowa, in cui si vantava delle proprie donazioni ai politici: «Ho dato a tutti, perché questo era il mio lavoro. Dovevo donare, perché volevo qualcosa e lo ottenevo».

(Fonte Askanews)