29 giugno 2017
Aggiornato 11:00
Meno organizzazione, più estemporaneità

Isis, orrore senza fine: la nuova strategia di terrore che mette in ginocchio l'Europa

L'Europa sembra avviluppata in una morsa di terrore, dove a dominare è una nuova strategia. Con attacchi meno organizzati, più difficili da prevedere, e dove l'Isis vince a colpi di propaganda

ROUEN - L'ultimo, drammatico episodio di due settimane di orrore incessante è avvenuto in Francia, e più precisamente nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, sobborgo di 28 mila anime di Rouen in Alta Normandia. Due uomini armati di coltelli hanno preso in ostaggio alcuni fedeli e il parroco, uccidendo quest’ultimo e ferendo gravemente un’altra persona, prima di essere eliminati dalla polizia. E ci sono volute poche ore, prima di poter inscrivere questo episodio nell'ormai abituale cappello di «terrorismo islamico»: perché puntuale è giunta la rivendicazione di Daesh, che ha definito gli assassini due propri «soldati»

Europa inerte
E se l'Isis parla in termini bellici, anche Francois Hollande non è stato da meno. Perché subito il Presidente francese ha sottolineato che lo Stato islamico «ci ha dichiarato guerra», aggiungendo: «Una guerra che dobbiamo condurre con ogni mezzo possibile nel rispetto della legge, cosa che ci rende una democrazia». Ma la realtà è che l'Europa appare sempre più inerte e incapace di fronteggiare la crescente minaccia che la sta spaventosamente avviluppando in attacchi che ormai appaiono quasi di routine.

La nuova strategia dei jihadisti
Attacchi che dimostrerebbero un cambio di strategia da parte dei jihadisti. Perché stiamo assistendo al passaggio da operazioni organizzate, di commando paramilitari, come l'attacco a Charlie Hebdo, a iniziative orchestrate il più delle volte da lupi solitari, ispirati dalle dottrine radicali di Daesh, ma con pochi complici e scarsa organizzazione. Inutile sottolineare che meno organizzazione significa anche meno tracce, e meno tracce implica più imprevedibilità e,quindi, minore capacità di prevenzione.

Meno organizzazione, meno tracce
Certo, è anche vero che uno dei due responsabili dei fatti di Normandia era già noto alle autorità per aver tentato di recarsi in Siria a combattere: fermato in Turchia, era stato rispedito in Francia, dove era agli arresti domiciliari, dotato di braccialetto elettronico e di permesso di uscita dalle 8.30 alle 12.30. Un elemento che spinge a chiedersi perché un simile soggetto sia stato libero di compiere l'azione scellerata di cui stiamo parlando. Ma è anche vero che gli espisodi degli ultimi giorni in Germania e in Francia sembrano essere accomunati da una sostanziale estemporaneità, che per le intelligence europee è certamente una sfida non indifferente.

Il campo di battaglia? La propaganda
Questo significa che il fronte su cui Daesh sta davvero vincendo è quello della propaganda. Perché se si confermasse che tali violenze non sono state organizzate direttamente dall'Isis, ma da suoi «seguaci» radicalizzatisi indipendentemente in Occidente, sarebbe provato che la nostra civiltà è stata sconfitta su uno dei terreni che più la contraddistingue: quello della comunicazione. Una comunicazione che Daesh usa magistralmente per attirare sconosciuti e instradarli, pur indirettamente, sulla via dell'odio e della morte. Il tutto, nell'assoluta impotenza dell'Europa, che invece, nel riprodurre mediaticamente gli episodi di sangue di cui è vittima, non fa che, suo malgrado, rafforzare il nemico.

Un equilibrio che rischia di spezzarsi
Questa analisi non vuole offrire alcun alibi a chi derubrica queste vicende come «episodi di pazzia». Chiudere gli occhi sull'aspetto della radicalizzazione islamica significherebbe considerare solo una minima parte del fenomeno. Addirittura in Germania, ieri, per la prima volta, il ministro dell'Interno Joachim Hermann ha osato spezzare il tabù che, per ragioni politiche, nelle terre di Angela Merkel non si era mai infranto: e ha citato, un po' sommessamente, quel filo rosso che lega gli episodi di terrorismo islamico all'immigrazione, definendo un «oltraggio» che si «abusi della protezione garantita ai richiedenti asilo». E, nonostante l'assoluto impegno della Cancelliera a tenere ben separati gli ultimi fatti di sangue dalla politica delle porte aperte da lei favorita, è solo questione di tempo perché l'equilibrio, in Germania, si spezzi. E, di questo passo, non solo in Germania.