7 dicembre 2019
Aggiornato 13:00

Tunisia, la crisi spacca anche il partito islamico

Sciopero generale oggi in Tunisia, dopo l'uccisione del leader dell'opposizione tunisina Shokri Belaid, che ha gettato il paese nel caos. L'Union Tunisienne Generale du Travail (Ugtt), principale sindacato tunisino, ha proclamato uno sciopero generale per oggi in segno di protesta per l'omicidio del leader dell'opposizione Shokri Belaid, ucciso eiri a Tunisi

ROMA - Sciopero generale oggi in Tunisia, dopo l'uccisione del leader dell'opposizione tunisina Shokri Belaid, che ha gettato il paese nel caos. L'Union Tunisienne Generale du Travail (Ugtt), principale sindacato tunisino, ha proclamato uno sciopero generale per oggi in segno di protesta per l'omicidio del leader dell'opposizione Shokri Belaid, ucciso eiri a Tunisi. Il sindacato, che conta circa mezzo milione di affiliati, ha inoltre proclamato una giornata di lutto nazionale; e un appello allo sciopero generale sempre per oggi è stato lanciato anche dal Fronte Popolare, coalizione di opposizione del quale faceva parte il partito di Belaid, i Patrioti Democratici.

L'omicidio di Belaid ha provocato una frattura interna nel partito islamico al potere, Ennahda, accusato peraltro dalla famiglia della vittima di essere mandante dell'assassinio. Il premier Hamadi Jebali ha annunciato di voler formare un governo tecnico di unità per affrontare la crisi. Il gruppo parlamentare di Ennahda tuttavia, per bocca del responsabile Sahbi Atig, ha respinto l'ipotesi perché la proposta di Jebali non sarebbe stata oggetto di alcuna consultazione con i deputati.

La Presidenza tunisina, da parte sua, ha reso noto ufficialmente ieri sera di non avere alcuna informazione in merito alla formazione di un nuovo governo tecnico. «Il presidente non ha ricevuto le dimissioni del Primo ministro né i dettagli di un esecutivo ristretto e apolitico» come quello annunciato da Jebali, si legge in un comunicato in cui si sottolinea che «ogni cambiamento deve compiersi nel quadro della legalità rappresentata dall'Assemblea Nazionale costituente», in cui Ennahda ha la maggioranza relativa.