Egitto, insegnante taglia i capelli a studentesse senza velo islamico
Il Ministero dell'Educazione ha deciso di punirla privandola di un mese di stipendio, secondo i due giornali. Il padre di una delle alunne ha denunciato il caso alle autorità amministrative che dovranno esaminare l'incartamento. Amnesty: Prigioniero di coscienza rischia 6 anni carcere
IL CAIRO - Una insegnante egiziana che indossa il niqab (velo integrale) ha tagliato i capelli a due sue studentesse per punirle del fatto che non portassero il velo islamico. E' quanto riporta oggi il quotidiano indipendente Al Shuruq.
«Fra gli abitanti di Luxor sta montando la rabbia dopo che una insegnante in niqab ha tagliato i capelli a due alunne per obbligarle a indossare il velo», affermava oggi il quotidiano. «Non immaginavo che tagliare due centimetri di capelli fosse un grande crimine. Stavo scherzando con loro poi un alunno ha tirato fuori un paio di forbici e mi ha chiesto di passare dalle parole ai fatti. E io l'ho fatto per mantenere la mia autorità», ha tentato di spiegare l'insegnante citata da un altro giornale indipendente, al Masri al Yom, aggiungendo di portare il niqab da cinque anni.
Il ministero dell'Educazione ha deciso di punirla privandola di un mese di stipendio, secondo i due giornali. Il padre di una delle alunne ha denunciato il caso alle autorità amministrative che dovranno esaminare l'incartamento. La grande maggioranza delle egiziane musulmane indossa il velo ma il niqab, che lascia scoperti solo gli occhi, sta guadagnando terreno da qualche anno. L'arrivo al potere a giugno del presidente islamista, Mohamed Morsi, fa temere ad una parte della popolazione egiziana maggiori pressioni da parte dei fautori di un islam integralista.
Amnesty: Prigioniero di coscienza rischia 6 anni carcere - Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di intraprendere un'indagine approfondita, indipendente e imparziale sul trattamento ricevuto da Alber Saber Ayad in carcere e assicurarne i responsabili alla giustizia. L'organizzazione per i diritti umani ha inoltre chiesto che l'uomo e i suoi familiari siano protetti da future persecuzioni e minacce.
Alber Saber Ayad, attivista nella rivolta del 2011, è agli arresti e attualmente sotto processo per l'accusa di «diffamazione della religione», rischia una condanna a sei anni di carcere oltre a una multa di 500 sterline egiziane.