21 novembre 2019
Aggiornato 14:30
Dura la condanna di Londra

Pakistan, decapitato un medico della Croce Rossa

Organizzazione: «Atto barbarico. Khalil era un lavoratore della Croce Rossa affidabile e di grande esperienza, che ha contribuito in modo significante alla causa umanitaria». Il Ministro degli Esteri britannico Hague: «Crudele e senza senso»

LONDRA - Il corpo del medico britannico rapito in Pakistan, è stato trovato oggi decapitato in un frutteto nella città pachistana di Quetta, situata al confine con l'Afghanistan. Lo rivela il Sun.
Il 60enne Khalil Dale, dipendente della Croce Rossa britannica, era stato sequestrato da sospetti militanti armati mentre rientrava a casa il 5 gennaio scorso. Londra ha condannato l'uccisione di Dale, definendola «senza senso e crudele». Il governo aveva tentato senza mai stancarsi di garantire il rilascio del connazionale, dopo il suo rapimento nella città del Baluchistan, ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, William Hague, in un comunicato.
L'Icrc (Comitato internazionale della Croce Rossa) e la Croce Rossa britannica hanno condannato nella maniera più forte «questo atto barbarico», ha commentato il direttore Yves Daccord, aggiungendo che «Khalil era un lavoratore della Croce Rossa affidabile e di grande esperienza, che ha contribuito in modo significante alla causa umanitaria».
Dale aveva lavorato in Somalia, Afghanistan e Iraq per la Croce Rossa e aveva gestito un programma sanitario a Quetta per circa un anno prima di essere sequestrato.

Falliti i colloqui tra Washington e Islamabad - I colloqui ad alto livello tra Stati Uniti e Pakistan che avrebbero dovuto risolvere la crisi diplomatica tra i due paesi, che si protrae da cinque mesi, sono falliti a causa della richiesta di scuse avanzata da Islamabad all'amministrazione Obama per un raid aereo. Lo riporta il New York Times. La Casa Bianca, irritata per la recente ondata di attacchi da parte dei talebani in Afghanistan, si sono rifiutati di scusarsi.
L'inviato Usa Marc Grossman ha lasciato ieri sera la capitale pachistana senza accordo, dopo due giorni di intensi colloqui volti a risolvere la crisi apertasi a seguito di un raid aereo dello scorso novembre, in cui morirono 24 soldati pachistani nei pressi del confine afgano. Il Pakistan ha chiesto scuse ufficiali per il raid. Come riporta il New York Times, nell'ambito dell'amministrazione Usa si è dibattuto a lungo se assecondare o meno la richiesta, fino al 15 aprile, quando una serie di attacchi condotti dai talebani hanno scosso Kabul e altre città afgane.