12 aprile 2021
Aggiornato 21:00
Campagna Fornarina SS 2012

Marocco, spot offende l'Islam, azienda italiana rimuove il video

La pubblicità della Fornarina mostrava modella accanto a versetti del Corano. Human Rights Watch chiede la liberazione del rapper anti-monarchico

ROMA - Fornarina, azienda italiana di moda, si «rammarica» per le contestazioni avvenute in Marocco in merito a un suo video pubblicitario ritenuto offensivo alla religione musulmana e comunica di aver provveduto alla rimozione dello stesso video da ogni possibile mezzo di informazione. E' quanto afferma un comunicato della stessa azienda emesso oggi. «Siamo venuti a conoscenza delle contestazioni avvenute in Marocco in merito al video backstage della campagna Fornarina SS 2012», recita il testo del comunicato firmato dall'ufficio Relazione estere dell'azienda, la quale fa presente di non avere avuto «intenzione di offendere la comunità marocchina e la religione islamica».
Dopo avere precisato di avere ottenuto l'autorizzazione delle autorità locale per girare le immagini la nota afferma che l'azienda si è anche sicerata «del rispetto della sacralità del luogo, delle regole coraniche e della cultura religiosa del paese che ci ospitava».

Ieri la tv satellitare saudita al Arabiya aveva dato ampio risalto alle contestazioni sollevate in Marocco contro l'azienda Fornarina per avere «prodotto e diffuso immagini e video provocatori e offensivi della religione musulmana». La stessa emittente ricordando altre contestazioni nel mondo islamico del recente passato, ha parlato di rischi che la vicenda possa «degenerare in violenza», come del resto prospettavano gli stessi attivisti marocchini intervistati dalla tv sia in patria che tra la loro comunità in Italia.
A fare adirare gli islamici è soprattutto un video pubblicitario che mostra una modella con vestiti succinti ripresa all'interno di una storica scuola religiosa a Marrakech; nelle immagini si vede la modella posare nell'atrio interno della maddrassa con alle spalle le mura incise con bassorilievi di versi del Corano, il libro sacro dei musulmani. «Sono immagini offensive e provocheranno reazioni di rabbia e di condanna sul terreno»; parole dell'attivista islamico locale Abdul al Ghani Ballut alle quali la Fornarina, oggi, ha risposto così: «Ci rincresce veder fuorviata la nostra buona fede ed il solo intento di dare risonanza ad una location incantevole, suggestiva, che ci è rimasta nel cuore e dove ci siamo sentiti profondamente accolti».

Hrw chiede la liberazione del rapper anti-monarchico - Human Rights Watch (Hrw) ha chiesto di «annullare le accuse» contro il giovane rapper marocchino, uno dei più incalliti critici del re Mohammed VI, detenuto da tre settimane per una canzone di denuncia.
Mouad Belghouat, 24 anni, noto anche come «Al Haked» (il vendicativo), è stato arrestato il 28 marzo da tre agenti in borghese e condotto il giorno dopo davanti al tribunale di Casablanca, che ha deciso di incriminarlo il giorno stesso. «Questo caso è semplicemente un caso di libertà d'espressione. Ogni giorno che passa in prigione ricorda la distanza tra le leggi del Marocco e la loro applicazione e i diritti garantiti dalla nuova costituzione», secondo l'ong che ha sede a New York.