21 aprile 2024
Aggiornato 20:30
Motivo di tensione con Massa

Lettonia, un referendum sul russo come lingua ufficiale

E' probabile che il voto non raggiunga il quorum, ma la questione torna centrale. I russofoni rappresentano il 26,9% della popolazione lettone, secondo il censimento del 2011. Una parte è costituita da famiglie che vivono nella regione baltica da secoli, ma molti sono arrivati in epoca sovietica

RIGA - I lettoni sono chiamati a votare oggi un referendum che propone il russo come seconda lingua ufficiale, iniziativa che non sembra avere possibilità di successo, ma che ha rilanciato la questione della consistente minoranza russofona. E, in teoria, anche dell'idioma russo come lingua dell'Ue, in prospettiva: se la consultazione popolare dovesse ottenere il quorum e vincesse il 'sì', infatti, Riga sarebbe costretta a prendere iniziative anche a livello europeo.

Lo scenario politico è cambiato con le legislative dello scorso settembre - Il problema della lingua russa e dello status della popolazione russofona è motivo di tensione con Mosca da quando Lettonia, Lituania, Estonia dichiararono l'indipendenza dall'Unione sovietica, nel 1991. Lo scenario politico è cambiato a Riga con le legislative dello scorso settembre, quando il partito Centro Armonia, a cui fa riferimento la popolazione di lingua russa, ha vinto le elezioni, senza riuscire poi a entrare nella coalizione governativa. Lo stesso Centro Armonia è stato il motore della raccolta delle firme per il referendum sulla lingua russa, che il presidente Andris Berzins ha ufficialmente bocciato: se vincesse il 'Sì', ha detto in tv, sarebbe «un voto contro la Lettonia».
I russofoni rappresentano il 26,9% della popolazione lettone, secondo il censimento del 2011. Una parte è costituita da famiglie che vivono nella regione baltica da secoli, ma molti sono arrivati in epoca sovietica, quando Mosca voleva 'bilanciare' l'assetto etnico delle tre repubbliche diventate parte dell'Urss. Dopo l'indipendenza, questi hanno dovuto sostenere un esame di lingua lettone, pena la 'non cittadinanza', approccio che a Mosca definiscono apertamente «razzista».