26 maggio 2020
Aggiornato 04:00
Berisha-socialisti

In Albania lotta senza esclusione di colpi

Le violenze di ieri ultimo capitolo di oltre un anno di crisi. La loro sfida personale è degenerata a poco a poco in una crisi politica che logora il paese

BELGRADO - Alle elezioni legislative di giugno 2009 arrivarono dopo una campagna elettorale che il noto giornalista albanese, Rezar Hadxiu, non esitò a definire «senza esclusioni di colpi». Da allora Sali Berisha, attuale premier di centro-destra dell'Albania, e Edi Rama, sindaco di Tirana e leader del Partito socialista, non hanno mai deposto le armi e la loro sfida personale è degenerata a poco a poco in una crisi politica che logora il paese da oltre un anno mezzo, culminata nelle violente proteste antigovernative di ieri a Tirana, in cui hanno perso la vita tre manifestanti, uccisi da colpi di arma da fuoco.

Uomo delle montagne del nord il primo, tiranese di nascita il secondo, Berisha (classe 1944) e Rama (classe 1964) condividono solo la declinazione del tutto 'personalistica' della loro leadership, la stessa che nel 2009 si tradusse in molto di più di una sfida elettorale: l'Albania sembrava chiamata a scegliere tra le sue due anime. Da un lato quella conservatrice e tradizionalista di Berisha, che da vent'anni più del rivale domina la politica albanese e si scontra con i socialisti. Dall'altro l'anima più innovatrice e cosmopolita, rappresentata dal giovane sindaco 'artista' della capitale, Rama, simbolo dello «svecchiamento» di una classe politica datata e corrotta e attualmente leader del partito.

«Per un pugno di voti» arrivò la vittoria di Berisha. Tutto da rifare per i socialisti che contestano brogli e irregolarità e hanno boicottato di fatto i lavori parlamentari per 17 mesi, in un crescendo di tensione, detonata nei drammatici eventi di piazza di ieri.

Tra falliti tentativi di mediazione internazionale e timide aperture al dialogo tra le parti rimaste senza esito, il duello a distanza Berisha-Rama è andato in crescendo fino alla ondata di proteste di massa della primavera del 2010. Le manifestazioni antigovernative si allargarono a macchia d'olio da Tirana al resto del paese e fece il giro del mondo l'immagine dei 200 sostenitori socialisti - inclusi 22 parlamentari - appostati per settimane di fronte la sede del governo in sciopero della fame: i ricoveri furono oltre 50.

Bruxelles ha fatto l'ultima concessione a Tirana in dicembre scorso, abolendo il regime di visti di ingresso. Ma la richiesta di candidatura dell'Albania all'Unione europea, è ferma e proprio dall'ultimo voto ci si aspettava nuovo impulso propulsivo alla chiusura del dossier. Ma il parlamento, di fatto, Rama e Berisha lo hanno trasferito in piazza, rinunciando ad ogni ipotesi di tregua.

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