20 novembre 2019
Aggiornato 15:00
Parla l'ex oligarca

Khodorkovsky: sarò condannato, la Russia «è malata»

L'ex patron della Yukos in aula a fine processo: «Sono pronto a rischiare la vita per i miei principi. Avevo sperato in svolta con il nuovo presidente»

MOSCA - Mikhail Khodorkovsky non crede che il secondo processo a suo carico, in chiusura oggi, porterà a un'assoluzione, ma si dice pronto ad affrontare una nuova condanna e anni supplementari di carcere nel nome dei principi in cui crede. «Non voglio morire in prigione, ma le mie convinzioni meritano di rischiare la vita», ha dichiarato l'ex patron della compagnia petrolifera Yukos in aula, all'udienza conclusiva del secondo procedimento a suo carico, per cui il verdetto è atteso il 15 dicembre prossimo. L'ex uomo più ricco di tutta la Russia ha tenuto un discorso molto critico nei confronti del potere del suo Paese, che definisce «malato» e dove » i burocrati e i servizi speciali controllano tutto».

«A cosa crede lei, invece? - ha esclamato a un certo punto, rivolgendosi al procuratore - Crede che il capo abbia sempre ragione? Crede nel denaro? Qui, adesso, in gioco c'è il destino della Russia». La fine dell'invettiva dell'ex oligarca è stata accompagnata da applausi nella sala del tribunale di Khamovniki di Mosca.
Khodorkovsky e il suo ex socio Platon Lebedev sono in carcere dal 2003, condannati nell'aprile 2009 per evasione fiscale e reati connessi a otto anni di prigione. Ora l'accusa del secondo processo - per riciclaggio e appropriazione indebita - chiede 14 anni di carcere.

«Con l'arrivo di un nuovo presidente, molti miei concittadini hanno creduto che la Russia sarebbe diventata uno Stato moderno, libero dalla corruzione e dalle ingiustizie», ha detto Khodorkovsky, che aveva pubblicamente sperato in una svolta del suo caso con l'avvento di Dmitri Medvedev al Cremlino. Ma «un Paese dove i burocrati e la gente in uniforme tengono in prigione centinaia di imprenditori è un Paese malato». Per cui «mi vergogno di uno Stato che mente, tortura, prende in ostaggio, mette in prigione i dipendenti di Yukos», ha aggiunto.
Entrato in rotta di collisione con l'allora presidente Vladimir Putin, Khodorkosvksy si è finora rifiutato di chiedere la grazia al capo di stato, una via indirettamente indicata dalle autorità per 'risolvere' la vicenda che lo vede in carcere da oltre sette anni. Così il 'caso Yukos' diventa sempre più il 'caso Khodorkovsky', in un braccio di ferro di cui - secondo i liberali russi e molta parte dell'opinione pubblica straniera - Putin resta il vero regista.