14 giugno 2024
Aggiornato 08:30
Brasile

I dubbi dell'Economist su Dilma

Il Settimanale britannico: troppo dipendente da Lula. al Paese serve un «leader forte e indipendente»

LONDRA - La probabile vittoria di Dilma Rousseff, candidata del Partito dei Lavoratori (Pt) alle elezioni presidenziali brasiliane, non conviene del tutto il settimanale britannico The Economist, che considera eccessiva la sua dipendenza dal predecessore, Luiz Inacio Lula da Silva, quando il Paese avrebbe bisogno piuttosto di un leader «forte e indipendente».
Anzi, «l'ultimo regalo» di Lula al Paese dovrebbe essere, secondo l'Economist, quello di lasciare Dilma libera di sviluppare le proprie politiche: chiunque si aggiudichi le elezioni d'altronde dovrà affrontare almeno tre gravi problemi, prosegue il settimanale.

Prima di tutto, la corruzione: il Pt ha dimostrato negli anni al tendenza a «popolare gli organi federali con nomine politiche»; poi il crescente interventismo statale nell'economia e infine la politica estera, dove Lula non ha esitato, scrive il settimanale, ad applicare una politica di avvicinamento a regimi autocratici come il Venezuela di Hugo Chavez o l'Iran di Mahmoud Ahmedinejad.
D'altronde, poche settimane fa lo stesso Economist aveva intervistato il Presidente uscente chiedendogli quali fossero secondo lui le priorità del nuovo esecutivo: «Sarebbe presuntuoso da parte mia pensare di sapere quali siano», aveva risposto Lula dicendosi tuttavia sicuro della vittoria della candidata del Pt.
Un'ipotesi, ribatteva il settimanale, che avrebbe aperto la strada al rischio di corporativismo, con un'occupazione delle istituzioni da parte di membri del Pt: «Non c'è alcun pericolo. Dilma è impegnata nella democrazia, è stata vittima dell'oppressione, ha trascorso tre anni e mezzo in carcere ed è stata torturata barbaramente: sono certo che rispetterà i principi della democrazia come se fossero sacri perché sa che è grazie alla democrazia che io sono diventato Presidente e lei lo sta per diventare. Non è pensabile che in Brasile si possa avere qualcosa di simile al Pri (il partito messicano rimasto al potere per 70 anni, ndr), la politica qui è più vivace, più eterogenea», aveva risposto Lula, definendo Dilma «altrettanto democratica, altrettanto socialista ed altrettanto responsabile».

Quanto al suo futuro, Lula aveva sottolineato la volontà di farsi da parte per «permettere a chiunque sia stato eletto di governare il Paese», ma di volersi comunque impegnare politicamente «senza interferire con qualsiasi cosa il presidente Dilma vorrà fare»; Lula aveva poi scartato l'ipotesi di una nuova candidatura in futuro: «Se Dilma sarà eletta e si rivelerà capace, dovrà ricandidarsi e lavorerò per la sua rielezione, non avrebbe senso che io tornassi. Poi, avrò 68 anni e il peso degli anni si fa sentire, sono conscio del fatto che non rimane più molto tempo e vorrei vivere in pace e con la coscienza tranquilla». Infine, un consiglio al suo successore: «Fare politica dal cuore, prendersi cura dei più poveri, praticare la democrazia fino alle estreme conseguenze».