20 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Seconda giornata di elezioni

Repubblica Ceca, la sinistra prenota la vittoria

Si rinnova la Camera dei deputati, all'orizzonte una fase di instabilità per il paese

PRAGA - Seconda giornata di voto in Repubblica Ceca, all'ombra della crisi greca e con la sinistra proiettata verso la vittoria. Se a Praga e dintorni non si teme davvero uno scenario di tipo ateniese, per i cechi è comunque giunto il momento di una scelta difficile. In occasione del rinnovo della Camera dei deputati, gli elettori sono chiamati a sottoscrivere o gli appelli al rigore economico del centrodestra o le promesse di maggior attenzione al welfare dei partiti di sinistra. Una posta in gioco che potrebbe rivelarsi decisiva per il Paese, soprattutto alla luce dei propositi di ingresso futuro nella eurozona. Ma difficilmente da questo voto uscirà un assetto in grado di dare alla Repubblica ceca un governo stabile. Le urne saranno aperte ieri dalle 14 alle 22, lo saranno oggi dalle 8 alle 14. I risultati sono attesi nella tarda serata.

Secondo gli ultimi sondaggi, è praticamente certa la maggioranza relativa del partito Socialdemocratico (Cssd), guidato dal candidato premier Jiri Paroubek, e addirittura possibile un futuro governo di sinistra basato su un accordo fra la Cssd e i Comunisti del Kscm.

Nell'agenda elettorale dei socialdemocratici c'è un aumento del peso fiscale per le aziende dal 19 al 21%, e una tassa per i più redditi più alti, al 38%. Promessi anche aumenti delle pensioni di anzianità e l'abolizione del ticket per le visite mediche. La sinistra porterà il Paese sulla via del disastro greco, è l'accusa del partito Democratico civico (Ods), la principale forza del centrodestra ceco, che candida Petr Necas: immagine di politico pulito, una rarità sull'attuale panorama ceco, ma poco carisma.

Il momento non è fra i più facili. Anche in Repubblica ceca - Paese che sinora ha dimostrato di saper reggere l'urto della crisi e di avere un sistema economico in grado di puntare a una ripresa - c'è la necessità di tenere attentamente sotto controllo la finanza pubblica. Il ministro delle Finanze Eduard Janota - componente del governo tecnico che da maggio dello scorso anno è alla guida del Paese - pone l'accento sul problema del deficit crescente (5,9% del Pil nel 2009) e sulla necessità il prossimo anno di prevedere rilevanti tagli della spesa pubblica. Il debito della Repubblica ceca è uno dei più bassi tra i Paesi dell'Unione europea, il 35,4% del Pil nel 2009.

Ciò che preoccupa è piuttosto la tendenza all'aumento, se si pensa che appena nel 2008 l'indebitamento ceco rappresentava solo il 30% del Pil.
Janota è considerato uno dei massimi esperti cechi di conti pubblici, ai vertici delle Finanze da più di venti anni e i timori che esprime non sono certamente immotivati. La sua ricetta però mal si concilia con gli impegni presi sinora dal leader Socialdemocratico Paroubek. A complicare il quadro, c'è il fatto che i leader degli altri partiti in corsa in campagna elettorale hanno escluso la possibilità di stringere accordi di governo con Paroubek.

Il governo se lo vada a fare coi Comunisti» ha messo le mani avanti Petr Necas, candidato premier Democratico civico, l'Ods, la principale forza del centro destra ceco. Il ruolo di primo antagonista di Paroubek spetta proprio al 46enne Necas, ex ministro del Lavoro nel precedente governo a guida Ods, il quale si è ritrovato a fare il candidato premier appena due mesi fa, dopo l'improvviso siluramento dell'ex premier Mirek Topolanek da parte dello stato maggiore Ods.