13 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Con uno sguardo alla crisi greca

Repubblica Ceca alle urne

Si rinnova la Camera dei deputati, favorita la sinistra guidata dal candidato premier Jiri Paroubek

PRAGA - Voto in Repubblica ceca all'ombra della crisi greca. Se a Praga e dintorni non si teme davvero uno scenario di tipo ateniese, per i cechi è comunque giunto il momento di una scelta difficile. Oggi e domani si va alle urne, per il rinnovo della Camera dei deputati. E gli elettori sono chiamati a sottoscrivere o gli appelli al rigore economico del centrodestra o le promesse di maggior attenzione al welfare dei partiti di sinistra. Una posta in gioco che potrebbe rivelarsi decisiva per il Paese, soprattutto alla luce dei propositi di ingresso futuro nella eurozona.

L'orientamento più diffuso sembrerebbe favorire la vittoria della sinistra, stando almeno ai sondaggi, che danno per certa la maggioranza relativa del partito Socialdemocratico (Cssd), guidato dal candidato premier Jiri Paroubek, e considerano addirittura possibile un futuro governo di sinistra basato su un accordo fra la Cssd e i Comunisti del Kscm.
La sinistra porterà il Paese sulla via del disastro greco, è l'accusa del partito Democratico civico (Ods), la principale forza del centrodestra ceco, che candida Petr Necas: immagine di politico pulito, una rarità, sull'attuale panorama ceco, ma poco carisma.

Il momento non è fra i più facili. Anche in Repubblica ceca - Paese che sinora ha dimostrato di saper reggere l'urto della crisi e di avere un sistema economico in grado di puntare a una ripresa - c'è la necessità di tenere attentamente sotto controllo la finanza pubblica. Il ministro delle Finanze Eduard Janota - componente del governo tecnico che da maggio dello scorso anno è alla guida del Paese - due giorni fa ha nuovamente posto l'accento sul problema del deficit crescente (5,9% del Pil nel 2009) e sulla necessità il prossimo anno di prevedere rilevanti tagli della spesa pubblica. Il debito della Repubblica ceca è uno dei più bassi tra i Paesi dell'Unione europea, il 35,4% del Pil nel 2009. Ciò che preoccupa è piuttosto la tendenza all'aumento, se si pensa che appena nel 2008 l'indebitamento ceco rappresentava solo il 30% del Pil.

Janota è considerato uno dei massimi esperti cechi di conti pubblici, ai vertici delle Finanze da più di venti anni e i timori che esprime non sono certamente immotivati. La sua ricetta però mal si concilia con gli impegni presi sinora dal leader Socialdemocratico Paroubek, il quale durante la campagna elettorale non ha fatto altro che parlare di futuri aumenti delle pensioni, di assegni di maternità e di disoccupazione, puntando a un incremento delle tasse per i cittadini di reddito più elevato e a un miglior uso dei fondi Ue.