19 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Harry Potter vota Labour?

La J.K. Rowling critica Cameron

La scrittrice, in un'editorale sul Times, si dice non convinta dal «manifesto elettorale» dei Tories

LONDRA - Harry Potter vota laburista? Quanto meno, la «mamma» J.K. Rowling non è affatto convinta dal nuovo manifesto elettorale presentato dal partito Conservatore: «David Cameron dice che il partito cattivo che puniva le madri single come me è cambiato: non ci credo», scrive in un editoriale pubblicato dal quotidiano britannico The Times.

«La vittoria del New Labour segnò la fine delle ostilità del governo nei confronti di famiglie come la mia: i laburisti avevano grandi ambizioni per eliminare la povertà infantile, anche se non ha raggiunto gli obbiettivi che is era prefissato», continua Rowling, che sottolinea come ora vi siano 1,9 milioni di voti di genitori single che ai apriti fanno gola: ma per i Tories il compito è più difficile.

Canmeron infatti ha in mente «un minor sostegno del governo per le persone bisognose, e un maggior contributo del terzo settore, la beneficenza privata; inoltre, ribadisce la politica della difesa del matrimonio, annunciando benefici fiscali per le coppie sposate e a basso reddito» per 150 sterline: più un gesto che un aiuto, ma quando ci si ritrova in ristrettezze sono i soldi a contare e Cameron dimostra di non sapere che cosa sia la povertà per le famiglie: «Non è colpa sua l'aver speso lasua giovinezza a Eton, così come non è mia l'aver passato la mia nella Wyedean Comprehensive: ma un aspirante Primo ministro dovrebbe essersi preso la briga di informarsi sulla vita di tutti i cittadini britannici, non solo di quelli che contano».

Nonostante ora sia sposata e con un conto in banca più che soddisfacente, Rowling ribadisce di non essere diventata l'elettrice ideale dei Tories: «Ho scelto di rimanere una contribuente britannica per due ragioni: la prima è che volevo che i miei figli crescessero dove sono cresciuta io, di esser cittadini di un Paese vero e non espatriato nel limbo di qualche paradiso fiscale; la seconda è che mi sento in debito verso il welfare state, lo stesso che Cameron vorrebbe sostituire con la beneficenza. Quando toccai il fondo, le rete protettiva - nonostante John Major l'avesse resa esilissima - era lì per attutire il colpo».