17 giugno 2021
Aggiornato 02:00
Svizzera-Libia

L'Ambasciatore libico a Roma: Berna disprezza le leggi

E critica la «lista nera» dei cittadini libici

ROMA - «Da parte della Svizzera non c'è stato il minimo rispetto delle leggi, dei trattati e delle convenzioni internazionali». L'accusa è stata mossa ieri dall'ambasciatore libico in Italia, Hafed Gaddur, nel corso di una conferenza stampa presso la sede consolare di Roma. «Non è mai successo che un capo di Stato, rispettato nel mondo, venisse schedato», ha affermato Gaddur, mostrando la «lista nera» elvetica dei 187 cittadini libici, in cui è inclusa tutta la classe dirigente libica con in testa il colonnello Gheddafi.

La denuncia da Roma si associa all'invito rivolto alla Svizzera da New York dal rappresentante permanente della Libia, Abdurrahman Mohamed Shalgham, che ha invitato Berna a revocare «lista nera» dei cittadini libici banditi dai paesi europei della Convenzione di Schengen. Tripoli inoltre ha chiesto a Berna di accettare l'istituzione di una commissione di arbitrato indipendente per risolvere la disputa tra i due Paesi, originata dal fermo nel 2008 a Ginevra di Hannibal Gheddafi, figlio del Colonnello libico.

In un incontro con i giornalisti alla Missione della Libia presso l'Onu, Shalgham ha detto che il suo paese «vuole una soluzione» e che è pronto ad «accettare» le conclusioni cui perverrà l'apposita commissione di arbitrato (con un giudice libico, uno svizzero e uno neutro).

La Svizzera, pur non facendo parte dell'Unione europea, è dallo scorso dicembre il 25esimo paese a far parte dell'accordo di Schengen, che apre le frontiere fra i paesi che lo hanno sottoscritto. Questo significa che il suo divieto di ingresso nei confronti di 187 cittadini libici, fra cui anche il capo di stato libico, vale anche per gli altri Paesi europei, come Italia, Francia e Germania. Per rappresaglia la Libia ha chiuso le sue frontiere ai cittadini dell'area Schengen.