20 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Terrorismo islamico

La moglie di al Zawahiri invita al martirio le «sorelle d'occidente»

Per la prima volta in rete un appello della consorte del vice leader di al Qaida

LONDRA - Per la prima volta l'organizzazione di al Qaida manda in rete un appello della moglie del medico egiziano Aymen al Zawahiri, che chiede alle «sorelle» musulmane in occidente di compiere azioni kamikaze, raccogliere soldi per i Mujahiddin, educare i propri figli ad amare la Jihad islamica. La signora al Zawahiri mette anche in guardia dal rinunciare al velo musulmano.

Il messaggio diffuso in rete e prodotto da al Sehab, - organo mediatico ufficiale dell'organizzazione che fa capo ad Osama Bin Laden - è firmato da Omaimah Hassan Ahmed Mohammed Hassan» che si presenta come «la moglie del vostro fratello Ayemen al Zawahiri». Per prima cosa, la donna, invia un saluto nostalgico alla famiglia: «ai cari nell'amata Patria - scrive la moglie dell'egiziano - dico: non preoccupatevi per noi che stiamo bene ed i nostri cuori, anche se lontani, sono vicini a voi».

Quindi, si rivolge alle «generose sorelle nella nostra nazione islamica», nella «terra della Jihad»: «Resistere, resistere», è l'accorato appello alle sorelle in «Palestina, Iraq, Cecenia, Afghanistan e Somalia» alle quale chiede «pazienza, resistenza fino alla morte; fino alla vittoria oppure il martirio». E dopo avere citato il coraggio delle donne nella storia dell'islam soffermandosi sulla figura della «Signora Khadijah», la prima moglie del profeta Mohammed, passa alle «musulmane prigioniere nelle carceri della tirannia», per ricordarle di stare loro vicine.

Ma è la seconda parte del sua lettera, lunga cinque pagine diffusa sul sito muslm.net, che si dedica alle «sorelle musulmane in occidente». Guai a chi rinuncia all'Hijab, perchè gli occidentali definiti «blasfemi criminali», iniziano con «toglierti il velo come primo passo» per «cancellare la tua sembianza musulmana» e «trasformarti poi in una merce di scambio». La preoccupazione della consorte del numero due di al Qaida, va inoltre alla nuova generazione di immigrati in occidente: «educate i vostri figli ad amare la Jihad», scrive alle immigrate riservando la chiusura del suo messaggio alla Jihad islamica.

Alla donna che i dettami della Shariya (legge islamica) non impone di contribuire operativamente alla Jihad, suggerisce altre forme di lotta per: aiutare «con la preghiera e con il danaro», i mujahiddin che «hanno estremo bisogno»; sfruttare «la rete internet» che «qualcuno vi ascolterà», scrive la donna dimostrando di stare a fianco del marito anche operativamente.

Il «ruolo delle sorelle immigrate», insomma «è fondamentale» e anche «se la nostra fede impone» che la donna non vada in giro sola «ma accompagnata da un familiare, il momento richiede che svolgiamo il nostro ruolo e di metterci a disposizione dei mujahiddin in tuto quello che ci chiedono di fare: dal sostegno finanziario a quello di passare informazioni oppure dare un contributo alla lotta anche con un azione di martirio».