21 novembre 2019
Aggiornato 04:30
Esteri. Cambogia

Si avvia a conclusione il processo al khmer rosso Duch

«Duch» cerca di minimizzare il suo ruolo

PHNOM PEHN - Entra nel vivo e si avvia alla conclusione lo storico processo al leader Khmer rosso Duch, considerato responsabile della tortura e dell'esecuzione di circa 15mila persone nel carcere di Tuol Sleng, tra il 1975 e il 1979.

Gli avvocati delle vittime dei Khmer rossi hanno accusato Duch ingannare il tribunale internazionale. Il 67enne Duch, vero nome Kaing Guek Eav, è sotto processo in particolare per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per aver guidato il carcere, noto con il nome di S-21. «La cooperazione con la corte e le sue presunte confessioni sono parziali», ha ritenuto Kong Pisey, avvocato di parte civile, nella sua arringa, «La strategia difensiva dell'imputato di negare ogni coinvolgimento personale in torture, omicidi e arresti è uno smacco».

Di cinque dirigenti del regime oggi detenuti, Douch è il primo a essere processato e l'unico a collaborare con la giustizia. Ma ha costantemente affermato di aver agito per il timore che egli stesso fosse ucciso e ha negato il ruolo politico che l'accusa gli attribuisce in seno al regime marxista totalitario di Pol Pot.

L'atto d'accusa della corte è atteso domani, prima delle difese verbali degli avvocati nel fine settimana. Il verdetto non è atteso prima del primo trimestre 2010. La difesa dell'imputato ha da parte sua assicurato che le confessioni sono sincere e ha già indicato la volontà di tentare di evitare al suo assistito la pena massima, ossia l'ergastolo. Tra il 1975 ed il 1979, circa due milioni di cambogiani, cioè il 25 per cento della popolazione dell'epoca, morirono sotto tortura o per malnutrizione, prima che il regime fosse destituito dall'invasione vietnamita.