19 giugno 2019
Aggiornato 04:30
Nomine UE

Dal Ppe arrivo lo stop a candidati di movimenti non democratici

Qualunque candidato non dovrà essere associato a regime oppressivo o corrotto

BRUXELLES - Il gruppo del Ppe al Parlamento europeo ha annunciato oggi a Bruxelles che si opporrà a qualunque candidato per la Commissione europea (compreso il futuro Alto rappresentante per la Pesc e vicepresidente dell'Esecutivo Ue) che sia stato «associato a regimi oppressivi», o che abbia partecipato «a governi o movimenti politici non democratici o che si siano macchiati di corruzione». Lo hanno detto, durante una conferenza stampa all'Europarlamento, il capogruppo Joseph Daul e il suo vice Jozsef Szajer, ungherese, responsabile del gruppo per le audizioni dei commissari europei.

NESSUNA CACCIA ALLE STREGHE - Rispondendo ad alcuni cronisti sull'eventuale riferimento alla candidatura come Alto rappresentante di Massimo D'Alema, che diversi politici del Ppe provenienti dai paesi dell'Est avversano come ex comunista, Daul ha precisato che si tratta di criteri relativi alle audizioni dei membri della Commissione europea, e non alle nomine che spettano ai capi di Stato e di governo, e ha aggiunto: «Non faremo una caccia alle streghe; io ho partecipato alle manifestazioni del maggio 1968, e questo non mi ha impedito di essere eletto capogruppo del Ppe. Non cercheremo sistematicamente di distruggere questa o quella persona, siamo un gruppo responsabile, ma abbiamo dei valori e vogliamo difenderli. Questi criteri riguardano i dubbi che abbiamo su alcune persone candidate a certi paesi... In ogni caso resteremo giusti e pragmatici», ha aggiunto il capogruppo, senza fornire ulteriori precisazioni.

Ma se il «caveat» del Ppe non è un ostacolo per l'eventuale nomina di D'Alema da parte dei capi di Stato e di governo, è comunque un avvertimento su quel che lo attenderebbe nell'audizione davanti alla commissione Esteri dell'Europarlamento. «Sono sicuro che nell'audizione verranno affrontate le vere questioni, per esempio sui rapporti con gli Stati Uniti, e l'Alto rappresentante dovrà rispondere», ha detto ancora Daul.

Szajer, da parte sua, ha risposto «vedremo» ai cronisti che chiedevano se i criteri del Ppe si applicherebbero a D'Alema. «Nella maggior parte dei paesi dell'Est, sarebbe un pessimo segnale avere in una posizione così elevata dell'Ue un ex comunista, sebbene proveniente da un paese democratico. A noi importa l'immagine dell'Europa», ha detto l'eurodeputato ungherese.

NEL «MIRINO» STEFAN FUELE - Uno dei candidati commissari nel mirino di almeno una parte degli eurodeputati del Ppe è sicuramente il ceco Stefan Fuele, attuale ministro per gli Affari europei, che è stato membro del Partito comunista prima del 1989 e ha studiato all'Istituto di Stato per le Relazioni internazionali di Mosca, tempio dell'elite politica sovietica. Ma lo stesso Daul ha difeso Fuele dalle critiche dei suoi, osservando a quell'epoca nei paesi comunisti non c'era scelta per chi voleva continuare gli studi.