22 aprile 2021
Aggiornato 03:00
Diritti Umani. Cina

La Pechino replica a Hrw: da noi nessuna prigione segreta

Carceri segrete in alberghi gestiti dallo stato secondo Human rights Watch

PECHINO - Il portavoce del ministero degli esteri cinese , Qin Gang replica all'organizzazione Human rights Watch che ha invitato la Cina a chiudere le sue «prigioni segrete» e a interrompere la catena di violazioni dei diritti umani. Parlando alla stampa il portavoce ha negato recisamente. «Posso assicurarvi che in Cina non esistono prigioni segrete... se qualcuno non è soddisfatto del lavoro del nostro governo può farlo notare attraverso gli appositi canali legale e le autorità competenti tratteranno la cosa».

L'organizzazione Human Rights Watch (Hrw) ha oggi invitato la Cina a chiudere le sue «prigioni segrete», denunciando le violazioni sistematiche ai diritti dell'uomo in questi luoghi dove i cittadini possono essere detenuti per mesi senza alcuna procedura legale.

«L'esistenza di queste carceri segrete nel cuore di Pechino mette in ridicolo le dichiarazioni del governo cinese sul miglioramento dei diritti dell'uomo e il rispetto delle leggi», ha dichiarato Sophie Richardson, una dei responsabili in Asia dell'ong.

Il governo dovrebbe agire rapidamente per chiudere questi posti, indagare su chi li dirige e fornire assistenza a che ne è vittima» ha aggiunto la Richardson.

In un rapporto diffuso oggi, Hrw riferisce che questi luoghi di detenzione - la cui esistenza è negata dalle autorità - si trovano in alberghi gestiti dallo Stato, ospedali e centri psichiatrici. La maggior parte delle persone detenute in queste «prigioni segrete» sono autori di petizioni, dice Hrw che riferisce di una inchiesta sul posto realizzata in aprile e maggio di quest'anno. Il sistema delle petizioni, eredità dell'epoca imperiale, permette agli abitanti delle province di indirizzarsi al «centro» e di recarsi a Pechino presso una speciale amministrazione se ritengono di essere vittime di ingiustizie.