22 luglio 2019
Aggiornato 04:00
La classifica della rivista Forbes

Le più potenti del mondo: Merkel e anche Michelle Obama

63 su 100 vengono dagli Usa, unica italiana Marina Berlusconi

NEW YORK - Finalmente le donne alla riscossa: diventano sempre più numerose ai posti di comando, secondo la rivista Forbes. In cima alle 100 donne più potenti del mondo resta Angela Merkel per il quarto anno (e non stupisce: all'Aquila in luglio fra 40 capi di Stato e di governo era l'unica donna). Ma altre colleghe sgomitano ai vertici di aziende, corporation, ministeri e anche governi di paesi meno rilevanti: entra in classifica Joanna Segurdirdottir, premier dell'Islanda (e prima donna dichiaratamente lesbica a capo di un governo europeo).

E ci sono altre signore che si fanno notare: è il caso di Michelle Obama, che sia pur semplice consorte, viene inserita per la prima volta da Forbes nella lista, al numero 40. Due tacche più in su della regina Elisabetta II al n. 42. Quello che conta, spiega la rivista, non è la popolarità o l'incarico ufficiale ma il grado di influenza che queste 100 hanno sugli affari del mondo. Anche se sono sconosciute ai più.

Ben 63 delle più potenti del mondo, comunque - e 6 fra le prime 10 - sono cittadine statunitensi, per lo più capitane d'industria. Fra le americane anche Hillary Clinton, la cui capacità di influenzare le politiche planetarie non è apprezzata dalle curatrici di Forbes: l'anno scorso da senatrice del New York e potenziale presidente Usa era al 28esimo posto, quest'anno da Segretario di Stato è crollata alla 36esima posizione. Ma Condoleezza Rice, che aveva il suo incarico, nel 2008 era al posto n. 7.

Al n. 2 troviamo Sheila Bair, presidente della Federal Deposit Insurance Corp. (agenzia indipendente creata dal Congresso Usa che assicura i risparmi dei cittadini); al n. 3 la capa della Pepsi Indra Nooyi; al n. 4 la leader di AngloAmerican, Cynthia Carroll. E al quinto, un'altra capitana d'industria, Ho Ching, a capo della Temasek di Singapore.

L'unica italiana considerata degna di nota è Marina Berlusconi, al 33esimo posto (l'anno scorso era al 34esimo).

Nelle prime dieci, una è francese, Anne Lauvergeon a capo della Areva (n. 9) mentre la potente ministra delle Finanze di Parigi, Christine Lagarde, è al n. 17. Nove donne provengono dall'Asia, solo 18 dall'Europa, solo 3 dalla zona mediorientale: la israeliana Efrat Peled (Arison Investments), la regina Rania di Giordania, e la ministra dell'Economia degli Emirati arabi uniti, Sheikha Lubna Al Qasimi. Solo due dall'Africa, la presidente liberiana Ellen Johnson-Sirleaf e la sudafricana Navanethem Pillay, come Alto commissario per i diritti umani dell'Onu.

In tutto ci sono 27 leader di grandi imprese e dieci donne che ricoprono l'incarico di capo del governo o capo dello Stato (fra cui la presidente dell'Argentina, Cristina Fernandez, al n. 11, quella dell'Irlanda, Mary McAleese, al n. 68, e la premier del Bangladesh Hasina Wajed al n. 78).

«E' un buon anno per le donne al potere. Gli sconvolgimenti economici fanno sì che paesi e grandi compagnie cerchino un rinnovamento, e vedremo altre opportunità aprirsi alle donne» commenta Chana Schoenberger che ha curato la lista assieme a Mary Ellen Egan. Due donne, come è giusto.