19 settembre 2019
Aggiornato 10:30
LEFEBVRIANI

Williamson: «Concilio è torta avvelenata da buttare»

«La maggior parte di noi non vuole un accordo con il Papa»

ROMA - Il Concilio vaticano II è una «torta avvelenata« che va buttata nella «pattumiera«, secondo il vescovo lefebvriano Richard Williamson, che, nonostante il silenzio impostogli dal suo superiore dopo le note dichiarazioni negazioniste sulla shoah, rilascia un'intervista al sito internet True Restoration (la vera restaurazione). E si dice convinto che i tradizionalisti, alla fine, non firmeranno un «accordo sbagliato» con il Vaticano.

Il Papa ha appena riordinato la Curia romana in vista dei colloqui con i lefebvriani, sollevando dall'incarico della pontificia commissione Ecclesia dei (il dicastero vaticano responsabile dei rapporti con i tradizionalisti) il cardinale Dario Castrillon Hoyos, principale consigliere della revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. In vista dei negoziati sul Concilio vaticano II tra Santa Sede e Econe, Benedetto XVI ha stabilito, con un Motu proprio intitolato Ecclesiam unitatem firmato il 2 luglio e presentato ieri, l'assorbimento di questa struttura nella Congregazione per la dottrina della fede del cardinale William Joseph Levada, sottolineando che, fintantoché le divergenze dottrinali non saranno «chiarite», la Fraternità sacerdotale San Pio X «non ha uno statuto canonico nella Chiesa».

Per Williamson, tuttavia, il Concilio vaticano II va abbandonato - «E' come una torta avvelenata. Se dai una torta avvelenata ad una madre pensi che lei ne darebbe una fetta al proprio bambino? Ovviamente no. L'intera torta deve andare nella pattumiera», afferma il vescovo nominato da Lefebvre negli anni Ottanta dopo essersi convertito al cattolicesimo dall'anglicanesimo. «Il Concilio deve essere essenzialmente abbandonato. Come le autorità della Chiesa possano abbandonare i sedici documenti del Concilio senza minare alla base la loro autorità è effettivamente un problema per il futuro. Un problema amministrativo. Non so come faranno, ma dovranno farlo».

Secondo Williamson, il concilio voluto da Papa Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI «è stato cattolico nella convocazione, perché è stato il Papa che ha convocato tutti i vescovi del mondo, ma non è cattolico né nel suo contenuto, né nel suo funzionamento». I documenti finali dell'assise sono scritti in modo «non cattolico» perché contengono «profonde ambiguità», mentre «il Vangelo chiede di parlare 'sì sì, no, no'».

Accettare il Concilio come chiede il Vaticano, per Williamson, sarebbe siglare un «accordo sbagliato« - «Vogliono riportarci nella Chiesa 'mainstream', che è la Chiesa del Concilio. Ma se noi tornassimo al conciliarismo, tradiremmo la fede. Comprometteremmo la difesa della fede e della tradizione cattolica». La conclusione che Williamson trae da queste considerazioni è netta: i lefebvriani, alla fine, non firmeranno un accordo con Roma, propedeutico al pieno reintegro della fraternità integrista nella Chiesa cattolica. «Conosco gli altri leader della Società e conosco molti preti della Società. La maggior parte non vuole un accordo sbagliato con Roma. Non penso che lo faranno. Penso che neppure il superiore, seppure lo volesse, lo farebbe». In questo senso, anche il protocollo firmato il 5 maggio del 1988 dall'allora cardinale Ratzinger e da monsignor Lefebvre citato nell'ultimo Motu proprio di Ratzinger, «rischiava di essere un accordo sbagliato: per questo alla fine monsignor Lefebvre ha ritirato la sua firma».

Nell'intervista, più specificamente, Williamson sostiene che gli altri tre vescovi nominati da Lefebvre sono «ampiamente» d'accordo con le sue idee. Con un discorso che, se non fa emergere una spaccatura in seno alla Fraternità San Pio X, certo mette in evidenza una differenza di vedute, Williamson cita recenti dichiarazioni di Tissier de Mallerais (il Concilio va «cancellato«) e di Alfonso de Gallareta (non c'è «molto da salvare» del Concilio). Quanto al superiore, Bernard Fellay, quando disse che il «novantacinque per cento» del Concilio era accettabile «intendeva dire - secondo Williamson - che se non si scava troppo a fondo, la superficie di molti documenti va bene. E' quello che fanno molti cattolici conservatori. Lo ha detto per essere gentili con i giornalisti con cui parlava, per essere carino con la Chiesa conciliarista. Ma non credo che lo ripeterebbe».

Il successore di Lefebvre, secondo il suo confratello britannico, «è sempre diplomatico e incline a parlare nel modo in cui si attendono i suoi interlocutori. Non vuole offendere, vuole costruire ponti con Roma, piuttosto che farli esplodere. Ma penso che veda perfettamente i problemi di fondo e quindi non penso che la sua posizione sia sostanzialmente differente». E lei, Eccellenza, si diverte a far saltare i ponti?, domanda l'intervistatore di True Restoration. «Non parto con l'idea di creare problemi, ma con l'idea di ricordare a tutti qual è la realtà. Altrimenti viviamo nell'illusione. A volte dico cose che risultano problematiche, ma sono vere».