20 novembre 2019
Aggiornato 03:00

Mumbai: imputato stragi ritratta confessione: estorta sotto tortura

Si tratta dell'unico superstite del commando terroristico

MUMBAI - L'imputato nel processo per gli attentati di Mumbai messi a segno tra il 26 e il 29 novembre scorsi ha ritrattato la confessione resa precedentemente, affermando che è stata estorta sotto tortura. Lo ha detto il legale di Mohammed Ajmal Amir Iman, conosciuto anche come «Qasab», il 21enne pachistano unico sopravvissuto del commando terroristico responsabile della morte di 174 persone.

«Non è stata una confessione volontaria, ma è stata estorta in maniera coercitiva e con la forza» ha spiegato l'avvocato Abbas Kazmi, aggiungendo inoltre che il suo cliente «è stato torturato fisicamente». Il processo si è aperto ieri, dopo una serie di rinvii; l'ultimo dopo che la legale della difesa, Anjali Waghmare, è stata ricusata per un potenziale conflitto di interessi. Qasab è accusato di strage, atti di guerra, omicidio e tentato omicidio; se condannato rischia la pena di morte.

Insieme a lui si trovano sotto processo anche due cittadini indiani: Fahim Ansari e Sabauddin Ahmed, accusati di aver fornito supporto logistico al commando dei terroristi e di essere membri del gruppo militante Lashkar-e-Taiba. Nel corso dell'udienza di stamani, il pubblico ministero Ujwal Nikam ha spiegato - si legge sul sito della Bbc online - che sebbene «Qasab non fosse fisicamente presente nei luoghi presi di mira dal commando terroristico, può essere considerato responsabile degli omicidi in quanto cospiratore».

Il pm ha spiegato che il commando è stato addestrato da professionisti dell'intelligence, senza però menzionare un ruolo del Pakistan nelle stragi. Il commando sarebbe stato istruito ad hoc per uccidere cittadini statunitensi, britannici e isralieani. Nuova Delhi ritiene responsabile degli attentati il gruppo estremista pachistano Lashkar-e-Taiba, messo al bando da Islamabad e attivo soprattutto nella regione del Kashmir, contesa fra i due Paesi; le autorità indiane hanno inoltre accusato alcuni settori dei servizi segreti pachistani di essere complici delle stragi.

Sia il gruppo kashmiro che le autorità pachistane hanno negato ogni coinvolgimento, sebbene Islamabad abbia ammesso che parte della pianificazione delle stragi sia avvenuta sul suo territorio. Il tribunale speciale si trova nella prigione di massima sicurezza di Arthur Road, già utilizzata in passato per processi terroristici e un tunnel blindato collega l'aula alla cella di Iman: durante i sei mesi di udienze (previste oltre 2mila testimonianze) sarà proibita la circolazione nella zona della prigione. (Con fonte Afp)