21 novembre 2019
Aggiornato 05:00

Cambogia, Leader Khmer rossi Duch ribadisce: colpevole di torture

Dopo prime ammissioni, conferma responsabilità in torture

Phnom Penh - Kaing Guek Eav, il leader dei Khmer rossi meglio noto come Duch, ha fatto oggi alcune ammissioni sul suo passato macabro davanti al tribunale delle Nazioni unite che è chiamato a giudicarlo dopo le accuse di tortura, crimini contro l'umanità e omicidio premeditato, per il ruolo avuto nel massacro di 10.000 persone da parte del suo stesso gruppo.

La settimana scorsa, «Duch», 66 anni, avevano ammesso la sua responsabilità nei crimini commessi alla prigione di Tuol Sleng ed aveva chiesto perdono ai superstiti della dittatura comunista di Pol Pot. «Io non ho mai creduto che i consensi ricevuti erano un riflesso della verità. Al massimo, erano veri al 40%», ha detto oggi. «Duch» ha risposto alle domande dei giudici anche su un altro centro di detenzione, chiamato m13, che egli stesso aveva diretto nella giungla dal 1971 al 1975 prima della presa del potere da parte dei Khmers rossi.

L'imputato ha ammesso di avere torturato personalmente due persone, pur precisando che era solito ordinare ai suoi uomini di colpire prigionieri destinati in seguito ad essere «schiacciati». «Ma tutto il peso (delle torture, ndr) è mio, c'è la mia responsabilità. Vorrei presentare le mie scuse alle vittime», ha detto l'imputato, che si è convertito al cristianesimo nel 1996, tre anni prima del suo arresto. Trasferito nel 2007 al tribunale patrocinato dalle Nazioni Unite, che lo giudica oggi, «Duch» rischia l'ergastolo perché la Corte ha escluso la pena da morte. (fonte afp)