21 novembre 2019
Aggiornato 14:00

Cambogia: leader Khmer rossi Duch ammette i suoi crimini

E chiede scusa a sopravvissuti e parenti delle vittime

Kaing Guek Eav - il leader dei Khmer rossi meglio noto come Duch - ha ammesso i suoi crimini e espresso «rincrescimento e pentimento di cuore» nella seconda giornata del processo a cui è sottoposto da parte di un tribunale delle Nazioni Unite. Duch è accusato di tortura, crimini contro l'umanità e omicidio premeditato per il suo ruolo nel massacro di oltre 10000 persone da parte dei Khmer rossi. «Mi sia concesso chiedere scusa ai sopravvissuti e anche ai cari di tutti quanti furono brutalmente uccisi durante il regime» ha detto Duch rivolgendosi alla corte.

Duch è il primo dirigente dei Khmer rossi a essere sottoposto a processo. L'imputato, è l'unico dei cinque ex-khmer rossi indagati dal Tribunale speciale cambogiano riconosciuto dall'Onu ad aver ammesso le proprie responsabilità, pur sostenendo di eseguito gli ordini. Nel liceo Tuol Sleng della capitale, trasformato nella prigione S21, l'ex professore di matematica supervisionò e partecipò alle torture inflitte ad almeno 12.380 persone, tra uomini donne ma anche bambini (questo il numero dei nomi schedati dai torturatori, ma si sospetta che le vittime siano state 16.000) inviati al centro con l'accusa di essere spie degli americani, dei sovietici o dei vietnamiti. Si ritiene che nel paese ci fossero altri 189 centri come l'S21.

Tra il pubblico dell'udienza aperta ieri c'erano anche gli unici tre ancora in vita dei nove sopravvissuti al campo di tortura. L'avvocato di 'Duch' aveva anticipato nelle udienza preliminari che il suo assistito avrebbe chiesto perdono per quello che ha fatto. Arrestato nel 1999 dopo essere stato individuato da un giornalista, Kaing Guek Eav, 66 anni, non era uno dei vertici del regime ma finora è l'unico khmer rosso a comparire davanti alla giustizia.

Il tribunale ha incriminato altre quattro persone, tra cui Nuon Chea, ideologo e braccio destro del dittatore Pol Pot che, oggi ultraottantenne, ha più volte respinto l'accusa di genocidio. Tra il 1975 e il 1979, oltre un milione e 700mila persone in Cambogia morirono perché passati per le armi o di fame e sfinimento nei campi di lavoro, nel progetto ultramaoista del regime khmer di rifondare la nazione. L'occupazione vietnamita pose fine al regime, che proseguì in forma di guerriglia fino al morte di Pol Pol, nel 1998.