18 agosto 2019
Aggiornato 13:00
Presidente Sogeea: 213 mila domande inevase, 50 mila da rigettare

Condoni edilizi, Simoncini: Comune Roma non incassa 360 milioni

I tecnici dei Comuni si trasformano a volte in una vera e propria casta, con la conseguente tentazione di piegare alla propria discrezionalità procedure che dovrebbero essere rigorose, afferma l'ingegner Simoncini

ROMA - «La denuncia di Alfonso Sabella (magistrato ed ex assessore, ndr) su quanto sarebbe accaduto nell'ufficio condoni edilizi del Comune di Roma evidenzia criticità note da tempo agli addetti ai lavori. Tutte le strutture di questo tipo, non solo quella della Capitale, autorizzano in deroga alla legislazione vigente e hanno un potere assai elevato: i tecnici dei Comuni si trasformano a volte in una vera e propria casta, con la conseguente tentazione di piegare alla propria discrezionalità procedure che dovrebbero essere rigorose. La risposta più efficace non può che venire dall'adozione di nuovi sistemi: ne esistono sul mercato già di collaudati, che prendono le mosse innanzitutto dalla completa digitalizzazione degli archivi». Lo affrema l'ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l'università Sapienza di Roma, esperto in materia di regolarizzazione e condono edilizio, presidente di Sogeea SpA.

Pratiche lavorate da remoto
«Trasformando le pratiche da cartacee in digitali - spiega Simoncini - si scatta una fotografia con data certa dell'archivio, una sorta di marca temporale: la zona grigia in cui regna il 'metti-togli' all'interno dei singoli fascicoli viene spazzata via. A quel punto, le pratiche possono essere lavorate da remoto e con procedure standard atte a garantire trasparenza e rapidità. I costi per mettere in piedi un sistema del genere verrebbero ammortizzati incassando più celermente gli oneri concessori oppure affidando la gestione a un partner privato, pagato a percentuale solo una volta che l'Amministrazione ha incassato l'onere».

Serve un cambio di passo
«Soprattutto a Roma, dove il sistema Sicer si è rivelato privo della necessaria efficacia, bisognerebbe pensare a un deciso cambio di passo. Le pratiche ancora da istruire, secondo il Centro Studi Sogeea, ammontano a circa 213.000: di queste, 108.600 relative addirittura al condono del 1985, 30.200 a quello del 1994 e 74.200 a quello del 2003. Proprio riguardo all'ultimo condono, circa 50.000 sarebbero istanze da rigettare in quanto presentate per immobili siti in zone non condonabili. Tenere bloccate le procedure per evitare di rilasciare i dinieghi - conclude Simoncini - significa rinunciare a un incasso di circa 360 milioni di euro per il Comune di Roma, di 480 milioni per lo Stato e di 50 milioni per la Regione Lazio».


(con fonte Askanews)