29 gennaio 2020
Aggiornato 10:30
Indagine del Centro Studi di Unioncamere

Crisi, lontano il punto di svolta per le imprese

Il clima torrido di questa estate eccezionale si riflette sui conti delle imprese italiane e sulle loro aspettative. Dall'industria, al commercio, ai servizi è un coro quasi unanime quello che riflette l'indagine del Centro Studi di Unioncamere sulle previsioni delle imprese riguardo l'evoluzione dei principali indicatori per il trimestre estivo del 2012

ROMA - Il clima torrido di questa estate eccezionale si riflette sui conti delle imprese italiane e sulle loro aspettative. Dall'industria, al commercio, ai servizi è un coro quasi unanime quello che riflette l'indagine del Centro Studi di Unioncamere sulle previsioni delle imprese riguardo l'evoluzione dei principali indicatori per il trimestre estivo del 2012. Tra gli imprenditori, si legge in una nota, prevale la sensazione che resti lontano il punto di svolta di questa crisi e il fatto che anche gli ordinativi esteri, che finora si erano dimostrati l'unico stimolo concreto per il nostro sistema produttivo, siano entrati in territorio negativo (-3,9 punti il saldo complessivo, con punte di -16 per la filiera dell'abbigliamento-moda), indica che anche la parte più virtuosa del sistema produttivo italiano, l'export, non riesce a traguardare un credibile obiettivo di crescita nel breve-medio periodo. Queste attese si innestano, peraltro, su risultati già particolarmente negativi registrati dalle imprese a consuntivo del trimestre aprile-giugno, durante il quale si sono registrati cali di produzione, fatturato e ordinativi dell'industria nella misura media del 6% rispetto al trimestre precedente, come anche una contrazione apprezzabile delle vendite del commercio (-7,5%) e degli altri servizi (-4,8%).

«Questo non è il momento delle parole, ma dei fatti. E' difficile aggiungere qualcosa a quello che questi dati ci dicono» ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. «Le imprese continuano a pagare un prezzo altissimo alla follia di una finanza autoreferenziale, sganciata dai fondamentali dell'economia reale; a un'Europa che sembra sopraffatta dalla sindrome di Peter Pan e non vuole diventare adulta; ma anche, va detto, al ritardo con cui nel nostro Paese si è messo mano alle riforme. Il Governo ha imboccato un sentiero stretto e ripido - che è anche l'unico - per portarci fuori dalla crisi, ma il senso di questi dati è chiaro: per ridare fiducia ai mercati serve ridare innanzitutto fiducia alle imprese. Garantendo loro il credito, sburocratizzando l'economia, realizzando le infrastrutture di cui hanno bisogno. Solo sostenendo l'impresa si può ricominciare a creare occupazione e tornare a crescere».

Per quanto riguarda le previsioni delle imprese per il terzo trimestre nell'industria, osserva Unioncamere, in termini di produzione e fatturato, il saldo tra imprese ottimiste e pessimiste riguardo all'andamento del terzo trimestre è negativo, rispettivamente, per -22,7 e -19,5 punti percentuali. Le imprese con meno di 50 addetti, in particolare l'artigianato, sono le più pessimiste: in oltre 4 casi su 10 questi operatori prevedono di ridurre sia la produzione sia le vendite, mentre una quota simile si attende di poter mantenere questi indicatori sui livelli attuali. Neanche le imprese più grandi riescono a mantenere un outlook positivo, sebbene la quota di pessimismo sia meno marcata rispetto agli operatori più piccoli: -18,7 e -12,0 punti, rispettivamente, le attese dei 'più grandi' per produzione e fatturato nel terzo trimestre dell'anno. La mancanza di prospettive di crescita riguarda principalmente il sistema moda, il legno-arredo, la metallurgia e le 'altre industrie', dove i saldi negativi nelle attese di produzione e fatturato sono prossimi o superiori ai 30 punti. Segnali positivi arrivano, invece, dalle industrie chimiche e, soprattutto, dall'alimentare, settori tradizionalmente meno soggetti ai cicli, seppure limitatamente alle attese delle imprese di maggiori dimensioni. Su scala territoriale, le differenze sono meno marcate, ma emerge la tendenza delle regioni settentrionali a formulare previsioni meno ottimistiche di quelle centro-meridionali.

La sfiducia maggiore sul versante della produzione (e parallelamente del fatturato) viene dal Nord-Est, dove il saldo tra ottimisti e pessimisti segna un preoccupante -26,5. Subito a ruota segue il Nord-Ovest (-23,9), a certificare le difficoltà della filiera dell'automotive e della meccanica. Valori significativi, che si approfondiscono ulteriormente se si guarda allo spaccato delle imprese con meno di 50 dipendenti (-31,9 il dato del Nord-Est), un sentiment condiviso solo in modo più attenuato anche dalle grandi imprese.

Il quadro del trimestre estivo appare un po' meno fosco se letto in termini di ordinativi esteri, soprattutto per gli orientamenti delle imprese sopra i 50 addetti, che espongono un saldo solo marginalmente in terreno negativo (-1,5 punti). Sotto il profilo settoriale, le attese verso la domanda estera segnalano qualche elemento positivo, ancora generato dai settori più aciclici (alimentari e chimica), ma un outlook positivo si evidenzia anche nelle industrie elettriche ed elettroniche (+11,3), grazie alle prospettive degli operatori medio-grandi. In generale, quasi un quarto degli imprenditori industriali si attende ordinativi dall'estero in espansione nel terzo trimestre contro un 28% di quanti ne prevedono un calo. Tra le imprese più piccole e più legate ai mercati di prossimità, invece, le previsioni sono meno positive (-8,7 il saldo).

Per quanto riguarda il commercio, prosegue Unioncamere, nel complesso, tra gli imprenditori il sentiment negativo prevale per 9,5 punti sull'orientamento opposto. Ma la cartolina dell'estate 2012 si presenta in versione double-face per queste imprese: con i colori del bel tempo, per le aziende medio-grandi (con 20 dipendenti e oltre); in bianco e nero, con nubi scure all'orizzonte, per le piccole imprese al di sotto dei questa soglia. Tra le imprese con oltre 20 dipendenti, il trimestre estivo induce al prevalere di attese per un apprezzabile aumento delle vendite (17,2 punti il divario tra pessimisti e ottimisti, in favore di questi ultimi); come in un gioco di specchi, tuttavia, tra le imprese più piccole il dato si ribalta, proponendo un divario di 19,9 punti in favore, questa volta, dei più pessimisti che si attendono un calo delle vendite rispetto al secondo trimestre dell'anno.

Le due tendenze si ripetono sia a livello territoriale, sia settoriale. In tutte le quattro grandi ripartizioni geografiche del Paese, le imprese con meno di 20 dipendenti evidenziano un marcato pessimismo per il trimestre in corso, prime fra tutte quelle del Centro-Italia (-22,2 punti), seguite da quelle del Nord-Ovest (-20,8). Tra i settori le aspettative dei 'piccoli' - pur restando negative - appaiono meno fosche nell'alimentare (-9 punti) e nella grande distribuzione (-8,1), mentre sono decisamente pessimistiche (-23,6) per tutto il non-alimentare al dettaglio. Se si supera la soglia dei 20 dipendenti, lo scenario cambia in senso diametralmente opposto, con le maggiori attese positive per le vendite al Sud e al Nord-Est (+25,9 e +25 i punti del saldo tra ottimisti e pessimisti), e grandi prospettive (+29,9 punti) per ipermercati, supermercati e grandi magazzini.

Il quadro è generalmente negativo, anche se meno accentuato rispetto a industria e commercio, anche per gli operatori degli «altri servizi». Il confronto tra le aspettative mostra a livello complessivo una modesta prevalenza dei pessimisti sugli ottimisti (-4,8 punti il saldo tra i due gruppi), anche in questo caso con un peggiore outlook degli operatori più 'piccoli', quelli al di sotto dei 50 dipendenti (-6,7). Particolarmente critico il giudizio sul trimestre estivo da parte degli imprenditori del Centro Italia (-19,8 il differenziale in favore dei più pessimisti, con un massimo di -28,1 punti tra i più piccoli). In controtendenza, invece, le regioni del Sud dove le attese in questo comparto sono per un lieve ottimismo (+3,7) che si mostra più robusto - unica eccezione in tutta la rilevazione - tra le imprese con meno di 50 dipendenti (+12 punti).

Servizi avanzati (+13 punti il differenziale in favore degli ottimisti) e mense e bar (+7,5 a livello generale, +11 tra le imprese di minori dimensioni) sono le attività che guardano con un po' più di fiducia all'estate 2012. Scenario a due facce per la filiera-regina dell'estate: alberghi, ristoranti e servizi turistici segnalano infatti attese mediamente negative (-7 punti), dietro le quali si nascondono, però, il sensibile pessimismo dei più piccoli (-11,5) e il marcato ottimismo dei più grandi (+18). In grave difficoltà, infine, appaiono gli operatori attivi nei servizi alle persone (-21 punti il bilancio in favore dei più pessimisti), particolarmente tra quelli di dimensioni maggiori (-27,4).