5 aprile 2020
Aggiornato 03:00
Pechino vuole imporsi nel design

La gioielleria cinese alla conquista dei mercati

Materie prime di alta qualità, tradizione, scuole di formazione per i giovani: l’industria cinese del gioiello fa rotta verso i mercati internazionali

ROMA - I dati di World Gold Council parlano della copertura del 21% della richiesta mondiale di beni di oreficeria da parte della Cina e si prevede una vera esplosione della domanda di oro nel prossimo decennio: si stimano infatti per allora 51 milioni di persone in più con reddito superiore a 30mila dollari (stime Confindustria su dati FMI). Nel 2009, gli investitori privati in Cina hanno comprato oro per 81 tonnellate, il 22% in più rispetto all’anno precedente.
La Cina l’anno scorso ha totalizzato così il 43% del totale mondiale in quel settore, tanto da spingere l’organizzazione internazionale WGC a stipulare, nel mese di aprile, un memorandum of understanding con la Banca Commerciale e Industriale Cinese per la cooperazione strategica nell’ambito del mercato orafo.
Di fronte a questa tendenza, tutti i grandi brand si stanno attrezzando. A partire dal mondo degli orologi, che sembrano voler esplorare il mercato cinese o rafforzare il rapporto. Lo ha dichiarato il patron di Swatch Group Nick Hayek, che ha parlato di tasso di crescita a due cifre rispetto al 2009 dichiarando: «In Cina ci sono circa 300 milioni di persone che possono permettersi di acquistare uno Swatch. Se solo il 2% di quella enorme cifra acquista un orologio, vuol dire che dovremo produrre 6 milioni di pezzi». Tanto che, ha aggiunto Hayek, sarà probabilmente necessario aprire un nuovo stabilimento produttivo in Svizzera.

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