24 gennaio 2021
Aggiornato 17:00
Peggio solo Grecia

Gli stipendi dei prof italiani tra più bassi in Europa

Studio rete Eurydice: in Italia 38.745 annui, Lussemburgo 125.671. Assunzioni, sui precari del sud in coda si spacca anche il Pd

ROMA - Gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più modesti in Europa: a confermarlo è la rete «Eurydice», la rete di informazione sull'istruzione in Europa, che ha pubblicato uno studio aggiornato al 2010, dal titolo Teachers and School Heads Salaries and Allowances in Europe, sulle buste paga di insegnanti e capi di istituto europee di tutti i livelli scolastici. In base ai dati ufficiali, un docente italiano della scuola secondaria superiore guadagna da un minimo di 24.669 euro, per arrivare ad un massimo di 38.745 annui lordi. I maestri d'infanzia ad inizio attività percepiscono ancora meno (appena 22.903 euro) e dopo 35 anni di servizio non superano i 33.740 euro.
Da un confronto con i Paesi più «vicini» il divario è sensibile: i docenti che operano nello stato del Lussemburgo possono arrivare a guadagnare anche 125.671 euro; in Austria si passa da un minimo di 38.182, per i maestri d'infanzia, ad un massimo di 72.065 alle superiori; in Belgio si va da un minimo di 31. 358 euro dei maestri d'infanzia fino a 72.323, sempre per un docente di scuola secondaria superiore; un insegnante tedesco di liceo percepisce almeno 45.412 euro e a fine carriera arriva a 63.985 euro.

Assunzioni, su precari sud in coda si spacca anche il Pd - Sta provocando reazioni differenziate, anche all'interno degli stessi raggruppamenti politici, la decisione, caldeggiata dalla Lega, presa dalla maggior parte degli Uffici scolastici provinciali (gli ex provveditorati agli studi) di accantonare le 10mila assunzione dei docenti precari della scuola da attuare attraverso le vecchie graduatorie, in attesa di capire se collocare in «coda» o a «pettine» i 3mila candidati che avevano fatto richiesta di trasferimento (in prevalenza dal sud al nord): contro il «congelamento» dei posti, attendendo la sentenza di merito del Tar sui ricorsi amministrativi in opposizione all'ordinanza cautelare che nei mesi scorsi aveva stabilito l'inserimento a 'pettine', si è da subito schierato l'on. Tonino Russo (Pd).
Secondo Russo, eletto in Sicilia e che di fatto difende la tesi del sindacato Anief, la decisione di alcuni Usr di accantonare i posti destinati ai precari vincitori dei ricorsi potrebbe determinare addirittura delle denunce alla magistratura ordinaria e alla Corte dei Conti. L'on. Russo si è scagliato, in particolare, contro «le disposizioni emanate in data 17 agosto 2011 dal direttore pro-tempore dell'Usr Veneto, in quanto elusive del giudicato cautelare e, soprattutto, di una sentenza della Corte Costituzionale»: si tratta di indicazioni regionali «da annullare con effetto immediato, non lesinando necessari provvedimenti disciplinari a carico dei funzionari che mostrano disprezzo per le sentenze del giudice delle leggi».

La posizione di Russo, tuttavia, non è quella del Partito democratico. A sostenerlo è ora Stefano Esposito, deputato Pd piemontese, secondo cui «quando Russo parla di «10.000 assunzioni illegittime (riferito alle retrodatate) con gravissimo danno erariale», schierandosi di fatto con quest'associazione di avvocati siciliani che si occupa di ricorsi a pagamento, lo fa a titolo personale».
«Le graduatorie dei precari - continua Esposito - sono state chiuse e dichiarate a esaurimento dal Ministro Fioroni (Pd), sua anche l'idea delle «code», pensate per offrire un'opportunità in più agli insegnanti (tant'è che ora in molti le rimpiangono), ma trasformate dall'Anief in un «cavallo di Troia» per consentire a chi metteva i soldi sui ricorsi, di scavalcare i colleghi con meno punti in altre graduatorie, ledendo i loro diritti. La nostra posizione non può quindi essere quella dell'Anief».
L'on. Esposito coglie l'occasione per sottolineare che di recente anche il consiglio regionale del Veneto (altra regione del nord) ha approvato all'unanimità una mozione presentata dal consigliere Franco Bonfante, sempre Pd, per il «congelamento» delle graduatorie 2010/2011: la stessa richiesta era stata fatta dalla Lega, con il decreto milleproroghe, non approvata dal Quirinale, nonostante il via libera del Senato.

In Lombardia 85 euro per kit cartoleria, 135 per libri - Con il rientro dalle ferie tutti a fare la spesa; e nel carrello la parte del leone la fa l'occorrente per la scuola, acquistato tra cartolerie e supermercati. Quest'autunno la cartella scolastica «peserà» senza libri 85 euro in media a famiglia lombarda, contro i 123 euro che i lombardi spenderanno invece per i libri di testo. Emerge da una elaborazione della camera di commercio di Monza e Brianza.
Guardando alla spesa complessiva per il kit scolastico, Monza è la città capoluogo più economica (81,1 Euro), mentre Milano la più cara (più di 87,3 Euro). E in Italia sono 16.718 le cartolerie attive e il 13,3% si trovano in Lombardia. Lecco è la provincia lombarda in cui le cartolerie sono cresciute di più in un anno (+4,1%), seguita da Pavia (+1,4%) e Brescia (+1,1%).