20 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
Industria automobilistica

Filiera autoveicolare: quale futuro dopo la crisi?

Strumento d’indagine del settore auto in Piemonte e in Italia realizzato dalla Camera di commercio di Torino, in collaborazione con ANFIA

TORINO - Presentati questa mattina i dati dell’ultimo Osservatorio sulla filiera autoveicolare, strumento d’indagine del settore auto in Piemonte e in Italia realizzato dalla Camera di commercio di Torino, in collaborazione con ANFIA.

«La pesante crisi economica degli ultimi due anni ha accelerato i processi di ristrutturazione del settore automotive – ha sottolineato Alessandro Barberis, Presidente della Camera di commercio di Torino. - In questo contesto i nostri componentisti hanno subìto dei significativi cali del fatturato, ma non sono mancate le imprese che hanno saputo «battere la crisi» o «resistervi». Guardando a loro possiamo ipotizzare le strade da percorrere domani: innovazione, brevetti, export a lungo raggio, diversificazione del portafoglio prodotti, investimenti nel green tech sono tutti ingredienti di cui avvalersi per cogliere appieno le grandi opportunità aperte dall’accordo Fiat – Chrysler. La nostra è una filiera che oggi ha tutte le carte in regola per partecipare da protagonista alla costruzione di questo futuro».

«Per poter giocare il ruolo di player globali, il fattore chiave su cui le nostre aziende devono puntare sono la competitività e la crescita – ha dichiarato Mauro Ferrari, Presidente del Gruppo Componenti ANFIA e Vice Presidente di ANFIA. - E per essere competitive dovranno ridefinire anche il portafoglio clienti, puntando ai mercati emergenti (come i Paesi del BRIC) per sfruttare l’altissimo potenziale di crescita della domanda locale. Ciò sarà possibile con l’apertura della componentistica a nuove forme di aggregazione, come ad esempio le reti di azienda o comunque di collaborazioni per una crescita dimensionale delle nostre aziende. Ma è importante che anche le istituzioni e il sindacato facciano la loro parte, creando un contesto socio-economico favorevole alla competitività delle imprese, puntando ad un sistema che metta al centro delle sue priorità imprese e lavoratori in quanto elementi che producono il PIL».

Il mercato italiano ha seguito le sorti delle piazze dell’Europa occidentale: stabile per quanto riguarda le immatricolazioni di autovetture, ma complessivamente in calo di circa il 3% a causa della flessione delle vendite di veicoli industriali e commerciali (fra il 20 e il 40% in Italia come in Europa). Nel 2009 la produzione di autoveicoli è calata del 17,6% rispetto al 2008, del 34% rispetto al 2007. Nell’arco degli ultimi due anni la produzione nazionale è diminuita di un terzo, passando da 1,28 milioni di autoveicoli assemblati nel 2007 a 843mila nel 2009. A pagare le conseguenze soprattutto i componentisti: ancora a febbraio 2010 il saldo tendenziale del loro fatturato era inferiore del 19,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un risultato inferiore a quello dei produttori di autoveicoli (-16,9% per lo stesso periodo) e del settore manifatturiero nel complesso (-15,5%).