23 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Reazioni. Fisco

Rinvio acconto Irpef, Baldassarri: «non è taglio tasse»

«Intervento positivo che non modifica però la pressione fiscale»

ROMA - Il rinvio del pagamento dell'acconto Irpef approvato ieri dal governo non è una riduzione della pressione fiscale. Lo sottolinea il presidente della commissione Finanze del Senato, Mario Baldassarri, intervenendo in Aula a palazzo Madama nel corso dei lavori sulla Finanziaria. Pur sottolineando la positività della misura che lascia qualche soldo in tasca in più nell'immediato ai cittadini, il senatore afferma: «La norma non modifica la pressione fiscale», in sostanza non è un taglio delle tasse.

L'INTERVENTO - Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che prevede una riduzione dell'acconto sull'imposta sul reddito delle persone fisiche dovuto entro il 30 di questo mese.
Il testo definitivo del provvedimento non è ancora pronto, quindi, non è ancora chiara l'entità della percentuale del pagamento che potrà essere rinviata. L'operazione costa allo Stato 3,6 miliardi e le minori entrate saranno coperte dal gettito dello scudo fiscale. Restano escluse dall'agevolazione le grandi imprese e le società di capitali che pagano l'Irap e l'Ires. Imposte che secondo la prima versione del decreto dovevano rientrare nel beneficio.

LIBERATE RISORSE - Un modo anche per rilanciare i consumi vista l'arrivo del Natale. Ma con la manovra si risolve anche una problema di contabilità: si evita un «buco» nel 2009 liberando risorse per il 2010. In pratica, gli introiti dello scudo fiscale in quanto contabilizzati nel 2009 (la scadenza dell'operazione è fissata al 15 dicembre) andrebbero spesi quest'anno. Mettendoli a copertura della riduzione dell'acconto si copre il «buco» sul 2009 e si liberano risorse, quelle dovute dall'acconto Irpef non versate, nel 2010. Con queste risorse si potranno finanziare nuovi interventi sul prossimo anno già dalla Finanziaria 2010.

Il rinvio del pagamento dell'acconto Irpef va incontro alle richieste di piccole e medie imprese, ditte individuali, società di persone, tutti titolari di partite Iva. Restano invece fuori i lavoratori dipendenti che pagano le tasse in busta paga, ma non quelli che hanno redditi aggiuntivi e che quindi versano l'acconto.