8 aprile 2020
Aggiornato 16:30
Mercato immobiliare

Confedilizia: l’investimento immobiliare ha un futuro che va preparato

In audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla manovra 2010-2012, la Confedilizia ha formulato le seguenti osservazioni

ROMA - L'attuale crisi è nata nel settore immobiliare, come quella del ‘29 è nata nel settore dei mutui all'agricoltura. Ma l’attuale si risolverà – paradossalmente – dove è nata, cioè nell'immobiliare. La Confedilizia si attende un'ondata inflazionistica non appena la ripresa produttiva porrà il problema della liquidità creata dall’immissione di mezzi monetari da parte delle Banche centrali. L'investimento immobiliare ha di nuovo, in quest’ottica, un futuro, che va peraltro fin d'ora preparato e indirizzato.

Una politica accorta richiede non nuove costruzioni (con spreco di territorio e sua sottrazione all'agricoltura) ma il rilancio dell'affitto, specie come mezzo per il recupero di immobili oggi non occupati perché inutilizzabili per la locazione. Solo ridando una redditività a quest'ultima con idonei mezzi (in primis, con la cedolare secca) si potrà raggiungere l'obiettivo. Ma la Confedilizia è critica sui documenti di bilancio per il 2010-2012, che non prevedono allo scopo alcunché.

Criticità paradossali del settore immobiliare

Il disagio del settore immobiliare non si manifesta solo nella condizione asfittica in cui versano da alcuni anni le locazioni residenziali. Esso presenta infatti molti aspetti problematici, alcuni dei quali si vogliono di seguito richiamare al fine di rendere palesi le difficoltà che si presentano dinanzi agli investitori in edilizia e ai proprietari di casa in genere.

Si pagano tasse sui redditi non percepiti – Ai fini delle imposte sui redditi, la regola generale è che i canoni di locazione debbano essere indicati nella dichiarazione dei redditi e sottoposti a tassazione anche se gli stessi non vengono percepiti. Solo nel 1998 è stata ammessa una parziale deroga, stabilendosi – esclusivamente, però, per il settore abitativo – che i redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito; ma ciò, solo dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore: esclusivamente, quindi, dopo che sia stata attivata – e conclusa – l’azione giudiziale per la liberazione dell’immobile.

Si pagano tasse sugli immobili sfitti – La tassazione degli immobili sfitti è in Italia particolarmente gravosa, sia a livello nazionale (imposte sui redditi) sia a livello comunale (Ici). Ciò si rivela particolarmente penalizzante – in questa difficile fase economica – nel settore commerciale, che vede ormai da molti mesi i proprietari di immobili ad uso diverso dall’abitativo confrontarsi con una crisi che non consente loro di rinvenire sul mercato gli inquilini. Ed è sconfortante rilevare che il nostro ordinamento tributario ha espunto da anni (1994) quella norma di civiltà giuridica e tributaria che consentiva un parziale abbattimento – sia per gli immobili abitativi sia per quelli ad uso diverso – della tassazione su base catastale alla quale sono comunque soggetti gli immobili quando non vengono locati.

Un’imposta patrimoniale anche sugli immobili inutilizzabili – L’Ici – come noto – è l’unica imposta patrimoniale presente nel nostro ordinamento tributario. La sua iniquità di fondo – per essere essa progressivamente espropriativa del bene – è quindi intrinseca al tributo stesso. Giova però ricordare che la disciplina dell’imposta prevede una iniquità nell’iniquità: l’Ici deve infatti essere pagata – sia pure al 50 per cento – anche sugli immobili inagibili.

Si è soggetti ad imposizioni doppie – I proprietari di immobili urbani sono contribuenti dei Consorzi di bonifica – che pretendono di svolgere funzioni ambientali e servizi fognari – e contemporaneamente pagano alle Province il tributo ecologico e ai gestori del servizio di fognatura un’apposita tariffa.

Si paga senza neppure poter votare – Si paga l'Ici sulle case nelle quali non si risiede senza neppure potere, almeno, protestare col voto (e il più delle volte, proprio per questo, si paga con un'aliquota maggiorata).

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