21 giugno 2024
Aggiornato 09:30
Dopo il calo del 9 per cento del settore, aumentano solo Banda Larga e Pc

Per lo sviluppo rimuovere ritardi e resistenze all’innovazione

Lamborghini, presidente dell’associazione per l’informatica denuncia: il 50 percento dei piccoli imprenditori ritiene inutile l’ITC

ROMA - L’uscita dalla crisi deve coincidere in Italia con la modernizzazione del paese. Ma la modernizzazione deve camminare in parallelo con l’abbattimento di quelle barriere culturali organizzative che finora hanno tenuto, istituzioni pubbliche, imprese, scuola e famiglie lontane da quelle nuove tecnologie che camminano al pari con i tempi. In gioco c’è la competitività dell’azienda Italia, ma anche il pericolo che un intero popolo sbagli bivio e imbocchi la strada dell’arretratezza culturale per non aver riconosciuto in tempo quella che conduce allo sviluppo.

Bruno Lamborghini, presidente di Aica, l’associazione per l’Informatica e il calcolo automatico parla con il Diario del Web avendo davanti a se una miriade di titoli di giornale da togliere il sonno anche al più convinto degli ottimisti.
«Nell’informatica 20 mila posti a rischio» è infatti l’apertura, una fra tante, della pagina dedicata al lavoro del Sole24Ore. L’allarme proviene dai risultati del primo semestre del 2009 resi noti ieri dai vertici dell’Assinform, l’associazione di Confindustria dell’Information and Communication technology (Itc).
La caduta non ha risparmiato nessun comparto e ha investito ogni tipologia di utilizzatori. Per il dato integrato di telecomunicazioni e informatica il calo è stato del 4,5 per cento.
Se le Tlc si sono attestate su una perdita del 2,5 per cento, per l’informatica la caduta è stata invece molto più pesante: ha visto ridotto il suo giro d’affari di un secco 9 per cento, che tradotto in cifre equivale a un miliardo di euro in meno nelle casse delle 97 mila imprese che operano in questo settore.
«Mi preoccupa soprattutto la caduta dei servizi innovativi », commenta preoccupato Lamborghini.

Da manager, oltre che esperto di informatica (è vicepresidente della Olivetti e docente alla Cattolica di Milano) Lamborghini sceglie, però, di voltare pagina e guardare ai mesi che verranno, piuttosto che a quelli che si sono appena conclusi così amaramente.
«Certo che sono preoccupato, ripete, ma anche incoraggiato a guardare con meno pessimismo al futuro grazie alla volontà che ho potuto riscontrare in questi giorni, sia da parte governativa che dal mondo delle imprese. C’è determinazione di impegnarsi, anche con maggiore energia che in passato, nel fare sistema per diffondere le nuove tecnologie e non perdere il passo con quei paesi, a partire dalla Cina e da tutto il mondo asiatico, che dell’Information Communication Technology hanno già fatto un punto di forza».

- Bisogna riconoscere al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini il merito di avere introdotto l’obbligo di inserire lo studio dell’informatica nei licei tecnico scientifici. Ma sono sufficienti due ore alla settimana per diffondere una materia che ormai attraversa tutti i rami della cultura? E’ la domanda che il Diario del Web ha rivolto al presidente dell’Aica, l’associazione che da oltre quaranta anni è il luogo di incontro più accreditato tra gli attori chiave dell’Ict, dai centri di ricerca, alle Università, dagli utenti pubblici e privati, ai costruttori e fornitori di prodotti e servizi

«Non sono sufficienti – risponde Bruno Lamborghini- Ma è un primo passo importante. Naturalmente è necessario che sia seguito da altre iniziative che vadano nella stessa direzione. E’infatti lecito chiedersi: quanti insegnanti di matematica, ai quali è stato affidato il compito di introdurre i giovani all’informatica, hanno le cognizione necessarie per farlo? Non si tratta infatti solo di insegnare ai ragazzi l’utilizzo di «Word, ma di metterli in condizione di maneggiare una tecnologia in grado, oggi, di far fare un salto di qualità ad ogni categoria del sapere, della produzione e dei servizi. Non caso il nostro prossimo congresso, che si svolgerà in novembre a Roma, sarà incentrato sui Beni Culturali. L’Italia ha due risorse, il Turismo e i Beni culturali al cui sviluppo, sia culturale che commerciale, l’informatica può dare un grande apporto. Ed è quello che nel Congresso di Roma dimostreremo».

- Dott. Lamborghini non è da oggi che leggiamo che l’informatica può renderci più facile la vita, dai rapporti con la Pubblica Amministrazione a quelli con la banca. Ma molti di noi per sbrigare un documento sono ancora costretti a fare la fila allo sportello. Perché?

«Le risponderò con un esempio – spiega il presidente dell’Aica- quando all’inizio degli anni novanta negli Stati Uniti furono introdotte le autostrade telematiche, il presidente Clinton obbligò la Pubblica Amministrazione a fare gli acquisti in rete e non direttamente. E così fece con chiunque avesse voluto partecipare ad un bando o ad una gara d’appalto. Ci sono innovazioni, da noi, che potrebbero essere introdotte con un costo minimo, come la Posta Elettronica Certificata.
Quello che posso dire, è che ho riscontrato nel ministro Brunetta una grande sensibilità su questi temi. Il che mi rende fiducioso anche se tutti sappiamo che i budget sono a secco e ci sono ben pochi soldi a disposizione».

- Le resistenze, oggettive o soggettive, che l’informatica incontra a livello nazionale si ripetono anche a livello locale?

«Fortunatamente no. Il decentramento, da questo punto di vista, sta dando buoni risultati. Nell’ambito scolastico, tanto per fare un esempio, abbiamo avuto contatti con il responsabile delle scuole medie della Lombardia e abbiamo riscontrato in lui una sensibilità e una conoscenza dell’informatica di alto livello. Ma non è il solo. In Italia ci moltissimi insegnanti, soprattutto fra i giovani, ad avere una preparazione orientata ad internet, ma si tratta di indirizzi «fai da te».
Lo stesso vale per chi negli enti locali dovrebbe utilizzare le nuove tecnologie. Quanti impiegati nei Comuni sono stati formati per farlo?».

- Ci sono esempi, a livello locale, dove hanno avuto successo iniziative volte a velocizzare il processo di alfabetizzazione informatica?

«La Val d’Aosta ha messo a disposizione dei giovani dai 12 ai 20 anni un finanziamento per l’acquisto di un computer. Questa Regione, con il computer, ha messo a disposizione dei giovani una sorta di libretto delle istruzioni, raccolto in un dvd, per consentire loro di trasmettere ai propri parenti anziani le conoscenze informatiche indispensabili per accedere ai servizi pubblici in rete.
E’ una iniziativa che ha avuto successo e molti anziani hanno chiesto all’Aica la certificazione di questo nuovo sapere appena conquistato».

- Passando al mondo delle imprese, è sperabile che perlomeno nel mondo della produzione ci sia consapevolezza delle opportunità che l’informatica può offrire?

Lamborghini allarga le braccia sconsolato. «Quando si passa dai vertici confindustriali, pienamente consci della forza competitiva racchiusa nell’informatica, alle singole aziende il quadro –spiega Lamborghini - non è roseo: il cinquanta per cento dei titolari delle piccole imprese, che però rappresentano l’80 per cento del nostro sistema industriale, ritengono che l’informatica sia inutile.
Ci rispondono «abbiamo già il fisco» «dobbiamo pensare ai costi». E non si rendono conto che il mondo è cambiato, che una debolezza su questo fronte, davanti ad una concorrenza straniera che dell’informatica ha già fatto uno strumento di successo, potrebbe mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza della loro impresa».

Bruno Lamborghini, dall’alto della sua esperienza, ha collaborato anche al rapporto Bangemann sulla società dell’ informazione in Europa, recentemente ha pubblicato un libro dal titolo «L’impresa web: come uscire dalla crisi».
C’è anche un modo, oltre che per uscirne, per fare tesoro delle crisi.
Si spera, infatti che, oltre ai guai, la recessione porti con se anche la virtù di saper guardare con occhi lucidi ai propri difetti.
Per non ripeterli quando il tunnel sarà solo un ricordo.