31 maggio 2020
Aggiornato 18:30
Dopo mesi di affanno il mercato dell’olio di oliva sembra riprendere

Buono lo stato degli oliveti e mercato in lieve ripresa

L’extravergine scambiato all’origine, ad esempio, si è attestato mediamente a 2,45 euro al chilo, il 6% in più sul mese precedente

ROMA - Dopo mesi di affanno il mercato dell’olio di oliva sembra riprendere un po’ di ossigeno. La domanda italiana ed estera – spiega l’ISMEA – per lungo tempo stagnante, nelle ultime settimane di luglio ha mostrato segnali di risveglio, permettendo ai prezzi di guadagnare qualche punto rispetto a quelli di giugno. L’extravergine scambiato all’origine, ad esempio, si è attestato mediamente a 2,45 euro al chilo, il 6% in più sul mese precedente. Si tratta di valori – afferma ancora l’ISMEA – ancora ben lontani da quelli in grado di sollevare il settore dalla crisi profonda che sta attraversando, ma si tratta pur sempre di una rilevante inversione di tendenza.

Una nota positiva arriva anche dalle notizie sullo stato dell’»oliveto Italia» che attualmente si presenta in condizioni piuttosto buone. E’ quanto emerge da una prima ricognizione di tipo qualitativo effettuata a metà luglio dall’ISMEA attraverso la propria rete di rilevazione, concernente le prime due fasi dello sviluppo vegetativo: fioritura ed allegagione.
E’ d’obbligo precisare – aggiunge l’ISMEA – che qualsiasi stima quantitativa risulterebbe a tutt’oggi prematura, visto che le performance finali saranno fortemente condizionate dalle successive fasi, peraltro molto dipendenti dall’andamento climatico. Intanto, i recenti dati Istat hanno quantificato la produzione italiana di olio di oliva di pressione 2008 a 612 mila tonnellate, in crescita del 7% su base annua, fissando così il riferimento per l’annata successiva.

L’esordio del ciclo produttivo è stato influenzato da diversi fattori che hanno inciso in modo analogo su gran parte del territorio nazionale. Lo sviluppo vegetativo degli oliveti, in generale, è stato favorito da una rilevante piovosità che ha caratterizzato tutto il periodo invernale, consentendo ai terreni un buon accumulo di riserva idrica. Gli sbalzi termici del periodo a cavallo tra maggio e giugno, associati alle intense e frequenti precipitazioni, hanno reso difficoltoso, in certi casi, il processo di impollinazione e la successiva fase di allegagione. Inoltre, è alta l’attenzione sulla mosca dell’olivo, la cui presenza è stata già riscontrata in qualche areale a causa del clima umido e molto caldo.

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