16 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
ISMEA

Settore ittico, bilancio negativo nel 2008

Frenano in Italia produzione, consumi e interscambio con l’estero

ROMA - Dopo il meno 3,1% del 2007 l’Ismea stima, nel 2008, una più consistente flessione dalla produzione ittica nazionale, superiore al 10%, imputabile alla dinamica negativa delle catture nel Mediterraneo da parte della flotta peschereccia battente bandiera italiana. Un calo che ha comportato una conseguente diminuzione dei ricavi realizzati dalle imprese.

La previsione è contenuta nel «Check-Up Ittico 2008» che fornisce un’analisi a tutto tondo sul settore della pesca e dell’acquacoltura e sull’industria di trasformazione ittica, attraverso l’interpretazione dei relativi indicatori economici.

Nonostante il costo del carburante abbia invertito la tendenza all’aumento, registrando un trend discendente a partire dal mese di agosto - spiega l’Ismea nel Rapporto - non è emersa una ripresa dell’attività media dei battelli, non solo per il fermo di emergenza temporaneo di trenta giorni sia in Adriatico che nelle acque del Tirreno, ma anche per le sfavorevoli condizioni meteo, registrate soprattutto a nei mesi finali dell’anno. Un insieme di fattori che avrebbe determinato un calo quantitativo delle catture nelle acque del Mediterraneo valutato da Ismea, sulla base della serie storica dei dati Mipaaf-Irepa, di oltre il 15% rispetto al 2007.

Al dato negativo della produzione si affianca quello sui consumi, con il comparto ittico penalizzato, l’anno scorso, da una generale riduzione della domanda finale.

Secondo le stime Ismea, il consumo pro capite è sceso, nel 2008, a 20,6 chilogrammi, toccando il minimo degli ultimi dieci anni. La flessione avrebbe riguardato, in particolare, la componete extra domestica. In calo i consumi anche all’interno delle case, con il meno 1,2% rilevato da Ismea nell’ambito dell’Osservatorio sugli acquisti domestici in controtendenza rispetto alla crescita dello 0,5% registrata per il complesso dei prodotti alimentari.

Le famiglie italiane hanno ridotto in particolare gli acquisti di pesce fresco, scesi del 4% rispetto al 2007, mentre i consumi domestici di prodotti ittici trasformati - rivela ancora l’analisi - sono cresciuti dell’1,7%.

Anche le importazioni hanno risentito, l’anno scorso, della contrazione della domanda nazionale. In termini quantitativi l’import italiano di prodotti ittici, inclusi i trasformati, ha fatto segnare una riduzione del 2,2% rispetto al 2007. Ancora più netta la flessone dell’export (oltre il 7% su base annua), che ha caratterizzato sia i prodotti freschi sia i trasformati. La riduzione dell’import ha comportato a una lieve contrazione del deficit della bilancia commerciale ittica (-0,5%), sceso a quota 3.127 milioni di euro, dopo tre anni di crescita. Si tratta, in ogni caso, del disavanzo commerciale più elevato tra i paesi Ue.