11 luglio 2020
Aggiornato 22:30
Crack Parmalat

Il Tribunale di Parma riconosce risarcimento per una coppia di risparmiatori

Avevano investito più della metà del capitale disponibile, tra l’aprile e l’ottobre 2003

PARMA – Nuova importante sentenza dal Tribunale di Parma, che ha riconosciuto il risarcimento del danno derivato dall’acquisto di obbligazioni Parmalat a una coppia di risparmiatori che avevano investito più della metà del capitale disponibile, tra l’aprile e l’ottobre 2003.

Il Tribunale ha, infatti, condannato la Banca a restituire la differenza tra i capitale investito e l’attuale valore delle obbligazioni acquistate, oltre agli interessi legali, perché l’istituto di credito aveva omesso di informare correttamente i propri clienti sulla natura e sui rischi dell’investimento, come invece obbligata ex art. 28 del Regolamento Consob.

Si trattava di acquisti eseguiti in date nelle quali era già sospetta l’affidabilità dei titoli del gruppo Parmalat, viste anche le critiche apparse sulla stampa specializzata e non, e le analisi economiche negative di Consob e di alcune società di gestione, che difficilmente la Banca, per la sua stessa competenza professionale, avrebbe potuto ignorare.

Inoltre, la Banca avrebbe dovuto astenersi dal proporre operazioni non adeguate a risparmiatori che, come nel caso di specie, erano pensionati, privi di specifiche conoscenze in materia finanziaria e propensi ad investire solo in titoli di stato.

«La giurisprudenza è sempre più univoca nel condannare le banche venditrici di obbligazioni Parmalat per gli acquisti effettuati nel 2003, quando il gruppo era ormai prossimo al default, specie nei casi in cui l’istituto non riesca a dimostrare la propria diligenza e correttezza, e di avere fornito informazioni complete al cliente» dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori che ha tutelato la coppia di associati.