14 luglio 2020
Aggiornato 20:00
Giustizia | Processo per il crac Parmalat

Tanzi lascia l'aula del Tribunale per un malore

Tanzi, visibilmente dimagrito e un po' in affanno, è sceso dal cellulare della polizia penitenziaria del carcere di Parma con le manette che gli sono state tolte soltanto dentro l'aula del Tribunale. Legali: timore per la sua vita, ci sono le condizioni per i domiciliari

BOLOGNA - E' arrivato poco prima delle 10 al Tribunale di Bologna dove è in corso il processo d'appello per il crack Parmalat, ma dopo circa due ore e mezza l'ex patron dell'azienda di Collecchio Calisto Tanzi ha dovuto lasciare l'aula Bachelet per un lieve malore. Secondo i difensori questa è l'ennesima dimostrazione che non può continuare a sopportare il regime carcerario ma, come prevede la legge, gli devono essere concessi gli arresti domiciliari.

Tanzi, visibilmente dimagrito e un po' in affanno, è sceso dal cellulare della polizia penitenziaria del carcere di Parma con le manette che gli sono state tolte soltanto dentro l'aula del Tribunale dove si è seduto a fianco dei suoi difensori sull'ala destra. Dopo oltre due ore, l'ex patron di Parmalat ha accusato un lieve malore e ha chinato il capo; a questo punto il giudice Francesco Maddalo che presiede l'udienza, ha concesso dieci minuti di pausa. Intorno alle 12.30, sempre accompagnato dai suoi legali, Tanzi si è alzato in piedi con in mano una bottiglietta d'acqua e ha raggiunto l'uscita dell'aula ed è salito sul mezzo della polizia penitenziaria.

«Non si è sentito molto bene - ha commentato l'avvocato della difesa Gianpiero Biancolella - questa è la prova evidente dei motivi sociali e umanitari per cui il legislatore ha deciso che ove non ci siano motivi ostativi, ed è il caso di Tanzi, potrebbe scontare la pena ai domiciliari». Conversando con i cronisti il legale ha poi confidato una «particolare preoccupazione» per la salute del suo assistito: «Per motivi di privacy personale non posso rivelare le cure e gli interventi che sono stati fatti, ma vedendolo ci si rende conto della sua condizione. Malgrado ciò ha voluto intervenire perché uno dei motivi per cui non è stata concessa la detenzione domiciliare dal Tribunale di sorveglianza è che si è scritto che non si era presentato in udienza nonostante i difensori avessero detto che le sue condizioni di salute non lo consentivano, tanto che due giorni dopo è stato ricoverato per un intervento molto serio e grave». Gli avvocati hanno ripresentato un'istanza di richiesta di domiciliari ma verrà discussa in udienza non prima di marzo. «Abbiamo timore per la sua vita - ha aggiunto Biancolella - non è l'adeguatezza della cura che sta ricevendo nell'ospedale del carcere di Parma, ma è proprio la condizione di regime carcerario» che sta mettendo duramente alla prova Calisto Tanzi, tanto che «anche noi fatichiamo a dialogare con lui sull'azione difensiva».