10 luglio 2020
Aggiornato 20:00

Nuova sentenza Parmalat dal Tribunale di Bologna

Il Tribunale ha condannato l’istituto di credito a restituire il prezzo versato, oltre ad interessi e spese legali

PARMA – Importante sentenza pronunciata dal Tribunale di Bologna a favore di un associato Confconsumatori che aveva acquistato obbligazioni Parmalat nel febbraio del 2002.
Il Giudice ha ribadito che la Banca intermediaria, nella collocazione di valori mobiliari, deve imprescindibilmente adempiere gli obblighi informativi, prescritti dal Testo Unico Finanziario e dal Regolamento Consob.

Il Tribunale ha, infatti, condannato l’istituto di credito a restituire il prezzo versato, oltre ad interessi e spese legali, a seguito di risoluzione del contratto di acquisto, con contestuale restituzione anche delle obbligazioni da parte del cliente, come conseguenza dell’inadempimento degli obblighi informativi.
Tali obblighi dispongono, non solo che la Banca intermediaria debba informarsi ed informare sulla situazione dei prodotti offerti, ma anche che provi di avere fornito espliciti e specifici avvertimenti sulla inadeguatezza e rischiosità dell’investimento da effettuare, a prescindere dalla consegna del documento di rischi, prestampato e generico, e da precedenti acquisti obbligazionari fatti dal cliente.

L’omessa informazione vale come «difetto funzionale» cioè come grave inadempimento da parte dell’intermediario che incide sul mandato conferito con il contratto quadro e che determina la risoluzione del successivo contratto di acquisto, ad esso collegato.

«Trattasi - affermano gli avv.ti Giovanni Franchi e Manes Bernardini, che hanno difeso in giudizio l’associato – di una sentenza importantissima, perché è la prima in materia ad aver chiarito che quei bond, essendo stati emessi all’estero (Olanda) da parte di una società estera (la Parmalat Finance Corporation BV), perciò privi di prospetto informativo e destinati solo ad investitori istituzionali, erano pericolosissimi; talmente pericolosi da non poter essere collocati, in assenza di una precisa richiesta scritta, neppure a chi avesse già effettuato investimenti rischiosi».