16 ottobre 2021
Aggiornato 11:00
Il presidente della CIA Giuseppe Politi condivide le preoccupazioni dei vescovi italiani

Più agricoltura per sconfiggere l’emergenza cibo

Esigenza di contrastare le speculazioni internazionali e di attivare politiche che permettano ai Paesi in via di sviluppo di favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli locali

«Condividiamo le preoccupazioni espresse oggi dalla Conferenza episcopale italiana in merito alle speculazioni finanziarie che stanno determinando aumenti incontrollati dei prezzi del petrolio e delle derrate alimentari. Da sempre abbiamo sostenuto l’esigenza di contrastare tutte quelle manovre che sui mercati hanno portato a rincari artificiosi e gettato nella disperazione centinaia di milioni di persone nelle aree più povere del mondo.

Nella nostra recente seconda Conferenza economica di Lecce abbiamo sottolineato che l’emergenza cibo si combatte e si sconfigge con una consistente crescita dell’agricoltura. Un’esigenza che riscontriamo nello stesso documento della Cei». Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito al messaggio dei vescovi italiani in occasione della Giornata del Ringraziamento che quest’anno si celebra nel nostro Paese il 9 novembre prossimo.

«L’emergenza cibo -aggiunge Politi- va affrontata, quindi, con politiche realmente incisive e, soprattutto, con uno sviluppo adeguato e consistente dell’agricoltura che può contribuire in maniera determinante alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. E’, insomma, tempo -come abbiamo rimarcato alla Conferenza di Lecce- di una svolta decisiva. Dalle parole bisogna passare agli atti concreti. Occorre contrastare le speculazioni che stanno determinando pericolosi rincari delle materie prime agricole (grano, riso, mais)».

«Ad essere maggiormente colpiti dalle tensioni sui mercati internazionali -rileva il presidente della Cia- sono stati i paesi in via di sviluppo importatori netti e, a livello individuale, i consumatori soprattutto delle aree urbane. Per i più poveri del mondo i rincari si sono tradotti in maggiore povertà e vulnerabilità ad ulteriori squilibri. Numerosi paesi, sono stati teatro di proteste, anche violente, provocate dalla rabbia delle popolazioni contro la penuria e l’aumento dei prezzi. Gli alimentari rappresentano il 10-20 per cento della spesa nelle economie industrializzate, il 60-80 per cento nei paesi in via di sviluppo. Il che, ovviamente, rende i nuclei familiari di questi paesi estremamente sensibili alle oscillazioni dei prezzi dei generi alimentari».

«La soluzione dei problemi alimentari dei paesi in via di sviluppo richiede politiche nuove. Fino ad ora -sottolinea Politi- abbiamo assistito ad una notevole crescita di importazioni di prodotti agricoli in questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquisto dall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero che davanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorre intervenire con aiuti; ma è altrettanto vero che bisogna cominciare a pensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture di questi paesi attraverso ricerca e innovazione».

Per questa ragione il presidente della Cia condivide l’appello dei vescovi italiani a «rafforzare il ruolo dei piccoli coltivatori nei paesi in via di sviluppo, incoraggiando i mercati locali e regionali, denunciando le politiche monopolistiche delle grandi industrie agro-alimentari e promuovendo il benessere della famiglia rurale».