17 gennaio 2021
Aggiornato 20:30
A Palazzo dei Diamanti

Le origini della videoarte a Ferrara: dal genio di Fabrizio Plessi alla controversa Marina Abramovic

Dal 26 settembre al 18 ottobre la mostra «Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979. Reenactment» è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all’intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art e Land art

FERRARA - Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del Novecento, Ferrara è stata un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Il Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora con la collaborazione di Carlo Ansaloni e l’assistenza tecnica di Giovanni Grandi, ha prodotto le sperimentazioni di artisti della statura di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian o Marina Abramovic che facevano i loro primi passi con i mezzi elettronici. Il corpus di opere che sarà possibile vedere a Palazzo dei Diamanti dal 26 settembre al 18 ottobre nella mostra "Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979. Reenactment" è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all’intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art e Land art. Questo patrimonio affascinante quanto fragile è però minacciato da un rischio di dissolvimento che grava su tutta la produzione in videotape, dovuto alle alterazioni strutturali del supporto analogico, all’obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione, ma anche alle profonde trasformazioni delle modalità di visione.

La riflessione sulla natura del video

Per recuperare e riportare in vita questo straordinario «archivio» di memoria artistica e storica, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara hanno avviato un progetto di preservazione e restauro che si giova della collaborazione con uno dei centri di riferimento internazionale in quest’ambito, i laboratori La Camera Ottica e CREA del DAMS di Gorizia - Università di Udine. La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d’equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni Settanta. Per questo si è scelto di riallestire la parte iniziale della mostra "Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979" ospitata nel Foyer della Camera di Commercio di Torino nell’aprile del 1980, che ha costituito uno snodo particolarmente significativo nella storia della videoarte, non solo perché offriva un primo bilancio delle ricerche d’avanguardia prodotte dal Centro, ma più in generale perché faceva emergere la riflessione sulla natura del video, sulle sue culture, sul suo immaginario, sulla sua estetica, nel momento in cui la posta in gioco era il nesso arte/società e, conseguentemente, la definizione di un nuovo statuto dell’opera d’arte.

I primi videotape

La mostra sarà allestita nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di Palazzo dei Diamanti, che sono state uno dei teatri delle multiformi iniziative del Centro, e si focalizzerà sulle 19 opere monocanale che figuravano nella sezione «videoarte» della mostra torinese, ossia sui videotape nati dalla sperimentazione creativa sulle possibilità espressive del segnale elettronico e messi in onda su un singolo monitor. Ritrasmesse attraverso i dispostivi di visualizzazione degli anni Settanta in grado di farne risaltare la trama luminosa ed evanescente, queste video-creazioni saranno corredate dalla documentazione e dalla strumentazione che ne hanno accompagnato la nascita, in un percorso che punta a far trasparire il processo creativo con il quale l’artista ha pensato, esplorato e reinventato il video in una stretta relazione tra l’arte e l’esperienza quotidiana.

Le maggiori opere in mostra

Ad aprire la mostra sarà uno dei primi videotape di Fabrizio Plessi, "Travel "(1974), un viaggio nell’immaginazione poetica e proteiforme dell’artista, nutrita di suggestioni dall’elemento acquatico e dal contesto veneziano, che si rispecchiano nella fluida densità dell’immagine elettronica. Il percorso presenterà poi alcune delle opere più significative prodotte dal Centro Video Arte negli anni Settanta, tra cui "Filo d’Arianna" di Claudio Cintoli (1974), "Stille Nacht" di Christina Kubisch (1975) o "Trace of Shadow" di Giuliano Giuman (1976), nelle quali gli artisti fanno leva sull’ironia tipica dell’arte concettuale e la presa diretta che caratterizza le arti performative, mettendo alla prova la natura " intermediale del video tra musica, arti visive e teatro. Una sala della mostra si "concentrerà poi su due opere di Ricci Lucchi-Gianikian, "Viaggio di La Rose" ed "Essence" (1975). La celebre coppia, in questa fase iniziale della ricerca comune, avvia la propria riflessione sulla memoria attraverso l’espediente del catalogo degli «oggetti trovati», manufatti carichi di suggestioni come i giocattoli, mettendo in gioco un complesso sistema di relazioni tra immagine, ricordo e odorato. Su queste cruciali «opere prime» si è andati oltre la video-preservazione, attuando un intervento di restauro in collaborazione con gli artisti che mira a restituire il valore espressivo dell’opera senza comprometterne la storicità, secondo un protocollo tecnico e un modello decisionale sperimentali, conformi alle linee guida condivise con centri di ricerca europei, di cui verranno illustrate le procedure.