16 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
Dal 9 al 26 aprile presso la stabile «Due» di Roma

Alessandra Panelli porta in scena «Le tate»

Scritto e diretto da Alessandra Panelli ed interpretato da tre attrici capaci di mettersi totalmente in gioco, Barbara Porta, Costanza Castracane e Sofia Diaz, l'operazione parte dal ritrovamento della Panelli, figlia d'arte e lei stessa autrice, attrice e regista, di un diario della nonna materna, Etre Maria Valori.

ROMA - Sul palco del Teatro Due di Roma, dal 9 al 26 aprile, approda uno spettacolo che vuol essere in grado di toccare le corde emotive di spettatori di ogni età: Le tate. Scritto e diretto da Alessandra Panelli ed interpretato da tre attrici capaci di mettersi totalmente in gioco, Barbara Porta, Costanza Castracane e Sofia Diaz, l'operazione parte dal ritrovamento della Panelli, figlia d'arte e lei stessa autrice, attrice e regista, di un diario della nonna materna, Etre Maria Valori, autrice per diletto e pioniera della condizione della donna all'inizio del secolo scorso.

CONSERVAZIONE DELLA MEMORIA - «In questi scritti - racconta la regista - mi addentravo in un mondo lontano, scoprendo nella storia della mia famiglia una controversa tessitura di relazioni umane, acredini, non detti, giudizi taglienti misti a slanci affettivi, passioni inespresse, assenze o invadenti presenze, conflitti generazionali. E più leggevo più mi chiedevo cos'è che mi avesse salvata da tutto questo? La risposta è stata semplice: la costante presenza affettiva di una tata».
Il lavoro di rielaborazione drammaturgica compiuto dalla Panelli si è nutrito in seguito delle memorie delle tre attrici che, in un lungo periodo di laboratorio, hanno portato i loro ricordi affettivi e hanno dato così vita a molteplici ritratti. Il risultato è una commedia briosa e commovente, essenziale da un punto di vista scenico, in cui prendono corpo nove personaggi, che spaziano dall'infanzia alla vecchiaia senza l'ausilio di trucchi o costumi, tra i quali spiccano le tre tate con la loro pazienza, generosità, capacità di affetto, ironia. Uno spettacolo che mette in scena la fantasia filtrata dalla realtà con divertimento e rigore, che parla al pubblico con naturalezza, in un testo ben congegnato e proteso alla fondamentale conservazione della memoria.