24 giugno 2021
Aggiornato 14:30
Lieviti indigeni

Il Trebbiano d’Abruzzo Valle Reale

La differenza fondamentale tra una vinificazione con lieviti addizionati o selezionati rispetto ai lieviti naturali. Quest'ultima è pratica difficoltosa quanto affascinante.

POPOLI - E alla fine del giro, dopo aver bevuto cinque annate consecutive di Trebbiano Vigna di Capestrano potremmo concludere che le stesse erano tutte talmente diverse da poterle riconoscere alla cieca. Provate a farlo con altri vini bianchi italiani inflazionati e prodotti in maniera tale da rimanere sempre fedeli a se stessi anche in vendemmie diverse. Ma sono i rossi di Valle Reale quelli maggiormente considerati da degustatori, critici e giornalisti, e le guide confermano. 

DA VERONA IN ABRUZZO - E questo fatto sta bene al quarantacinquenne veneto  Leonardo Pizzolo e alla sua equipe, perché si che fa piacere aver già un ottimo riscontro sui rossi, e si che va bene aver centrato un rosato che va giù meglio dell’acqua, che costa pochino e che rappresenta la stampella su cui si poggia l’azienda; ma rimane nell’anima bianchista di questi giovani uomini il sogno di realizzare un grande bianco, ancor più ricco di stoffa e soprattutto di personalità. 

COME A MEURSAULT - Per le vigne e per le cantine si aggira dunque da qualche tempo il giovane globe trotter che del mondo ha visto già abbastanza da aver capito come prendere la vita, e come prendere le viti. Sulle viti, il giovane stregone investiga alla ricerca della sua  pietra filosofale, che in questo caso si chiamano lieviti indigeni. E allora, sullo sfondo delle vigne, oltre ai monti abruzzesi si comincia ad individuare anche il profilo del campanile di Meursault, dove le famose e misteriose pied de cuve sono procedure normali. La scuola è quella di Pierre Morey, che oltre ai vini griffati con il suo nome ha dato forma in passato anche i magici bianchi del Domaine Leflaive di Puligny Montrachet

FERMENTAZIONE SPONTANEA - Qui si vive di pane e vigna e non si vede l’ora di alzarsi il mattino per vivere tutta la giornata dedicandola alla campagna, quindi bisogna nutrirsi bene per poterlo fare in maniera equilibrata, ci vuole energia fisica e mentale. E capitare a caso in azienda in periodo di vendemmia vuol dire anche assistere alla tensione e alla trepidazione che questi giovani uomini non nascondono, attendendo che nasca qualcosa in cantina, e che vi nasca spontaneamente. Si chiama fermentazione, ma per loro ha l’importanza della nascita di un figlio.

IL PROCEDIMENTO PIED DE CUVE - Un figlio che avrà tutti i caratteri genetici di chi li ha generati, perché anche all’interno di una sola vigna di viti ci sono molte vite. Si chiamano lieviti indigeni, che da ciascuna parte del territorio limitrofo provocano un profumo diverso nel vino, perché intorno a loro ci sono piante e coltivazioni diverse che ne condizionano le caratteristiche. E allora perché non provare a fare anche qualche pied de cuve? Dodici micro fermentazioni di uve pigiate che provengono da punti diversi del vigneto, da annusare per capire quale sia la migliore, quale sia più vicina all’obiettivo cercato, per poi essere replicata sul vendemmiato di tutto il vigneto. Esatto, anche una dozzina se necessario, perché la pietra filosofale di Meursault potrebbe proprio nascondersi in qualche angolo della Vigna di Capestrano, anzi, sicuramente è qui,  se no perché mai questi ragazzi sarebbero qui a cercarla?