20 giugno 2019
Aggiornato 04:30
Mostra

Modigliani, a Pisa il genio maledetto e i suoi amici

Nelle suggestive sale di Palazzo Blu (fino al 15 febbraio) circa 100 opere, 70 provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e oltre 30 appartenenti alle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, del maestro dall'inconfondibile tratto

PISA - Tutti coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti dal maestro era come farsi spogliare l’anima. Ha incarnato come pochissimi altri il mito romantico dell’artista geniale e trasgressivo, bellissimo dandy dai tanti amori, genio incompreso e maledetto che si rifugiava nel vino e nell’assenzio, dalla vita breve ma intensa, drammatica e memorabile, Modigliani è protagonista di una bellissima mostra dal titolo «Amedeo Modigliani et ses amis», allestita alla Fondazione Palazzo Blu di Pisa (fino al 15 febbraio). In mostra un corpus di circa 100 opere, 70 provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e oltre 30 appartenenti alle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, in particolare cinque straordinari Modigliani provenienti dal Musée de l’Orangerie di Parigi, che ha accettato di prestare tutte le opere dell’artista livornese della collezione Jean Walter e Paul Guillaume.

DAGLI INIZI A LIVORNO A PARIGI - L’esposizione si apre con una sezione dedicata al maestro in l’Italia, per raccontare l’inizio, la famiglia, Livorno, gli studi non facili, la malattia e la vocazione precoci, la difficoltà a seguire le regole della comunità ebraica cittadina, tutti elementi che contribuirono a rendere travagliata la sua infanzia. A Livorno dipinge i suoi primi ritratti e paesaggi, tema che abbandonerà quasi definitivamente una volta arrivato a Parigi.

TOULOUSE-LAUTREC, CEZANNE E GLI ALTRI - È qui, nella capitale della cultura avanguardista e dei Fauves, che il dissoluto artista e tombeur de femmes matura la sua poetica artistica, influenzato fortemente da ToulouseLautrec e Cézanne. Si integra nella comunità artistica bohemien di Montmartre e frequenta una vasta comunità di artisti provenienti dai più diversi orizzonti geografici. Tra questi ci sono Picasso, Moise Kisling, André Derain, Leopold Survage, Diego Rivera e poi i poeti Max Jacob, André Salmon, Guillaume Apollinaire e più tardi, durante la guerra, Blaise Cendrars e Jean Cocteau. E, infine, Brancusi, il grande scultore nel cui atelier Modigliani lavorerà per molto tempo. Il ritratto e quel suo modo particolare di realizzarlo diventano il suo tratto inconfondibile: sintetico, pulito, asciutto, incurante del contesto e concentrato esclusivamente sul soggetto da ritrarre, uno stile unico e inimitabile definito non a caso «Stile Modigliani».