15 giugno 2021
Aggiornato 17:00
Dopo il Grand Prix a Cannes 2014

«Le meraviglie» nelle sale italiane

La pellicola interpretata fra gli altri dalla sorella della regista, Alba, e da Monica Bellucci, racconta l'estate di quattro sorelle capeggiate dalla dodicenne Gelsomina.

ROMA - E' una favola agreste con temi e toni forti «Le meraviglie» di Alice Rohrwacher, il film che ha vinto il Grand Prix della giuria del 67esimo festival del Cinema di Cannes e che arriverà il 22 maggio nei cinema italiani.

LA TRAMA - La pellicola interpretata fra gli altri dalla sorella della regista, Alba, e da Monica Bellucci, racconta l'estate di quattro sorelle capeggiate dalla dodicenne Gelsomina. Le sorelle sono cresciute con regole rigide in campagna, dove il padre apicoltore tenta di resistere con fatica al mondo che cambia: la campagna intorno viene riempita di diserbanti, le nuove normative europee per la produzione alimentare chiedono trasformazioni costose alla piccola azienda familiare, i vecchi agricoltori lasciano spazio agli agriturismi per stranieri, la tv arriva a portare nuovi sogni per le ragazzine cresciute tra animali e natura. La protagonista Gelsomina, prediletta dal padre e erede di quel regno agreste, è la prima ad avere dei dubbi sul futuro del proprio mondo, e si lascia tentare dall'universo fatato di Milly Catena, presentatrice tv che promette soldi e sogni. Il suo è un sogno di fuga ma anche una semplice curiosità adolescenziale, che porta ad aspettative, trasformazioni, delusioni, fallimenti.

LA STORIA DI UN GRANDE FALLIMENTO - La regista ha spiegato: «Le meraviglie camminano su questo filo, tra un paesaggio che cambia, un concorso televisivo e una famiglia senza luogo. E' un film che racconta probabilmente un grande fallimento. Le persone non cambiano, non migliorano, se non hanno posto all'inizio non lo troveranno alla fine. Non ci sono buoni e cattivi. Ci sono solo persone più esposte e persone che scavano tane. Spesso quelli che si espongono, falliscono. Ma riuscire a provare tenerezza per se stessi e per il proprio fallimento è una via di felicità».