26 ottobre 2021
Aggiornato 20:30
Calcio

Petagna: "Speravo che il Milan mi desse una possibilità"

Il centravanti dell'Ascoli, ex promessa del vivaio rossonero, parla con rammarico della sua passata esperienza milanista, chiusa con la cessione all'Atalanta

ASCOLI PICENO - Andrea Petagna, ventunenne attaccante dell'Ascoli (serie B) da poco ceduto dal Milan all'Atalanta e rimasto in prestito nelle Marche fino al termine della stagione, è stata una grande scoperta del settore giovanile milanista, protagonista di un fantastico Torneo di Viareggio coi rossoneri di Filippo Inzaghi nel 2013: fisico possente, buona tecnica, fiuto del gol, un sinistro potente e preciso, a molti il piccolo grande Petagna ricordava (e ricorda tuttora) per movenze Christian Vieri, uno dei migliori centravanti italiani degli ultimi trent'anni. Il Milan non ha puntato su di lui, lo ha prestato a destra e a sinistra in serie B, poi ha acconsentito all'offerta dell'Atalanta cedendo il cartellino del calciatore al club bergamasco. 

Quanto aspettare un giovane?

Oggi Andrea Petagna si rammarica di non essere esploso con la maglia del Milan ed afferma: "Non sono deluso, sicuramente ci sono rimasto male perchè il Milan a conti fatti non mi ha dato nessuna possibilità concreta per dimostrare il mio valore, è difficile imporsi se si disputano solamente spezzoni di partita». Giusto, ma il dilemma è proprio questo: un giovane non gioca perchè non riesce ad imporsi o non riesce ad imporsi perchè non gioca? Il confine è labile, i giovani calciatori vanno certamente aspettati affinchè acquisiscano un pizzico di maturità, di malizia che formino loro carattere ed esperienza, ma è pur vero che aspettare un ragazzo per tre o quattro anni vuol dire non aver più un ragazzo e a quel punto la presunta linea giovane di una società salta. Il Milan, che la linea giovane di cui sopra l'ha sposata solamente negli ultimi due anni, farneticando idee di formazioni 100% tricolori senza aver la minima idea di come si possa riuscire in una simile impresa in cui, peraltro, pochissimi hanno avuto successo, forse solamente l'Ajax ha vinto (e solo in Olanda) puntando quasi esclusivamente su talenti coltivati in casa. Va detto, inoltre, che nel caso specifico Petagna non solo al Milan ha balbettato: quando i rossoneri lo hanno prestato alla Sampdoria, l'allora diciottenne attaccante triestino accumulò 3 spezzoni di partita senza incidere; stessa sorte col prestito a Latina in serie B: 11 partite e nessun gol in una squadra mediocre del campionato cadetto; a Vicenza, lo scorso anno, in una formazione in lotta per la promozione, Petagna era la riserva di Andrea Cocco e trovò spazio col contagocce mettendo insieme un solo gol in 15 apparizioni. Quest'anno l'esperienza ad Ascoli dove sta emergendo: 7 reti finora, anche se l'Ascoli è in lotta per non retrocedere e sarebbe grave se Petagna non riuscisse a giocare con continuità neanche in una squadra in difficoltà. La sensazione è che su Petagna il Milan abbia affrettato i tempi, si tratta di un classe 1995 con tanta esperienza ancora da accumulare, e che l'Atalanta sia la soluzione migliore per un giovane per salire uno alla volta tutti i gradini che portano al grande calcio; molto più di un Milan che solo dieci anni fa per parola di Ariedo Braida affermava che la società rossonera doveva vincere e non poteva occuparsi dei giovani, salvo oggi, a detta addirittura del presidente Berlusconi, voler formare una squadra di soli italiani, come se bastasse questo per vincere. Italiani o stranieri, purchè siano bravi, ecco la verità; Donnarumma e Bacca, tanto per citare gli estremi, possono convivere tranquillamente.