15 giugno 2024
Aggiornato 09:30
Giro della Padania

Renzo Bossi: «Lecito dissentire, ma gli schiaffi sono scandalosi»

Divina (Lega): «Furia rossa con piano preordinato». Il mondo del ciclismo: «La politica ne stia fuori». La terza tappa prosegue in Emilia senza contestazioni

VARESE - Renzo Bossi, consigliere regionale della Lega in Lombardia e figlio del leader del Carroccio, assolve chi eventualmente manifesta pacificamente contro il giro di Padania, gara ciclistica a tappe inserita nel circuito internazionale, ma condanna le proteste violente come quelle di ieri denunciate, per esempio, da Ivan Basso. «L'importante - ha detto Bossi jr. alla partenza della terza tappa prevista alle 11.50 - è che non tocchino i corridori. Quella che è successa ieri è una cosa scandalosa, cioè lo schiaffo ai ciclisti».
Come fa oggi in un'intervista Francesco Moser, Renzo Bossi ricorda anche che la sinistra organizzava il Gran premio di liberazione. «Se qui ci sono tanti professionisti in gara - aggiunge riferendosi al giro di Padania - vuol dire che l'hanno valutato come una gara di alto livello. E' giusto lasciarli correre, i manifestanti non sono un problema, ma non esiste che si mettano le mani addosso».
Anche oggi, alla partenza della terza tappa a poca distanza dall'aeroporto di Malpensa, sono una quarantina i manifestanti pronti a far sentire la loro voce al via. Poco dopo il traguardo sono schierati i Cobas e la Cub con striscioni con le scritte Lega fora di ball, No al ciclismo padano, sì alle bici nella resistenza di ieri e di oggi, Manovra, pagano sempre i soliti, Lega complice. Alle spalle del punto di partenza altri manifestanti, tra i quali i rappresentanti della Uisp, espongono cartelli con la scritta 'La Padania non esiste, la Lega purtroppo sì'. Tra di essi anche un sostenitore dell'indipendenza dei paesi baschi, ma in dissenso con la Lega e un no Tav.

Il mondo del ciclismo: «La politica ne stia fuori» - E' unanime il pensiero di ciclisti ed ex ciclisti sui fatti accaduti durante le prime tappe del Giro di Padania. «La politica - dicono - deve stare fuori dal mondo del ciclismo». In questi due giorni, infatti, alcuni manifestanti hanno cercato di bloccare la corsa e insultato i ciclisti costringendo l'organizzazione della gara a deviare il percorso. Ci sono stati momenti di tensione e anche qualche «colpo proibito».
Vittorio Adorni, attuale presidente del Consiglio di Ciclismo Professionistico Internazionale, un organo interno all'Uci, ha dichiarato: «La politica deve stare fuori da queste cose. E' una corsa promossa dalla Federazione e non ha senso contestare il Giro di Padania solo perchè si chiama così. Allora anche il Giro del Trentino dovrebbe essere una questione politica. Tutto allora dovrebbe essere contestato, il che è un concetto assurdo». E poi aggiunge: «La contestazione può essere fatta in modo diverso. I politici devono fare i politici, non criticare i corridori che pensano solo al loro lavoro».
Stefano Garzelli, varesino come Ivan Basso, uno dei bersagli dei manifestanti, si trovava sul luogo e ha assistito alle proteste: «Ero lì anch'io. Siamo stipendiati dai team ed è una corsa importante. Siamo noi a rischiare le pelle». Garzelli si allinea poi all'idea di Adorni: «La politica deve stare fuori. L'episodio è stato fin troppo ingigantito. Ma la cosa fondamentale è che non vanno toccati i corridori. E' stata una brutta pagina. Io personalmente di corse ne ho fatte tante ma non mi è mai capitato nulla di simile».

La terza tappa prosegue in Emilia senza contestazioni - Dopo aver attraversato Piemonte, Liguria e Lombardia il Giro della Padania, corsa ciclistica a tappe inserita nel circuito internazionale, è entrato in Emilia Romagna dove è previsto si concluda la terza tappa intorno alle 16. I 187 ciclisti ancora in gara sono partiti stamani alle 11.39 da Lonate Pozzolo (Varese), senza che i cinquanta contestatori presenti provocassero alcun incidente. Nessun intoppo, a differenza dei due giorni precedenti, neanche durante le successive tre ore, trascorse dagli atleti a ritmi molto sostenuti (47,5 chilometi all'ora).
Sul traguardo di Salsomaggiore, dove al momento non ci sono gruppi di contestatori, ad attendere i corridori ci sarà invece il ct della nazionale italiana di ciclismo, Paolo Bettini, che prenderà parte anche alla pedalata benefica che precederà l'arrivo del Giro. La tappa di domani, da Noceto (Parma) a San Valentino di Brentonico (Trento), è quella più temuta dagli organizzatori per quanto riguarda eventuali manifestazioni di dissenso.
Stamani prima del via Michelino Davico, sottosegretario all'Interno e presidente dell'associazione organizzatrice Monviso-Venezia, ha annunciato che oggi verrà assegnata anche la maglia nera del fair play: «Ci aspettiamo gesti di amicizia da parte di tutti. Il Giro prosegue nel nome dello sport. Finalmente si parla di ciclismo e non di doping».

Divina (Lega): «Furia rossa con piano preordinato» - «C'è un piano ben preordinato e orchestrato a dovere per colpire la Lega fuori del Parlamento. L'ennesimo attacco al giro ciclistico della Padania come quello a Salsomaggiore ne è la prova e non si tratta di azioni sporadiche». Lo dichiara in una nota Sergio Divina, deputato della Lega Nord.
«Anche oggi - prosegue - un esponente delle forze dell'ordine ferito, anche oggi la furia rossa ha fatto la sua parte. E nessuna forza politica si è mossa sia in termini di solidarietà verso le forze dell'ordine, sia verso i professionisti che partecipano al giro. Noi non vogliamo come Lega la solidarietà di alcunché, perché questa è una manifestazione sportiva della federazione ciclistica italiana. I ciclisti sono professionisti che stanno gareggiando in vista del mondiale di Copenaghen. Ma ci chiediamo che fine ha fatto la democrazia e la libertà in questo Paese se c'è un odio così forte da parte di un sindacato e di una opposizione parlamentare ed extraparlamentare verso la Padania.
Ricordo ai benpensanti della sinistra che la Lega non c'entra nulla con il Giro. Lo sport corre con le sue gambe».